Moby Dick Festival 2019: il programma

giorno_uno_def

Mercoledì 3 aprile / Tensostruttura di piazza della Repubblica

giorno_due_def

Giovedì 4 aprile / Tensostruttura Piazza della Repubblica

Presentazione del suo ultimo libro “I fratelli Michelangelo”

Vanni Santoni

Dopo l’esordio con “Personaggi precari” ha pubblicato, tra gli altri, “Gli interessi in comune” (Feltrinelli 2008), “Se fossi fuoco arderei Firenze” (Laterza 2011), “Terra ignota” e “Terra ignota 2” (Mondadori 2013 e 2014), “Muro di casse” (Laterza 2015), “La stanza profonda” (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC (In territorio nemico, minimum fax 2013).
Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul Corriere della Sera. Il suo ultimo libro è “I fratelli Michelangelo” (Mondadori).

Il bosco come comunità; complesse relazioni tra piante, animali e uomo

Che relazione abbiamo con le piante che ci circondano? Non le chiamiamo per nome, ci mancano gli strumenti per creare una relazione con loro, spesso le percepiamo come esseri inanimati, privi di sensibilità, più oggetti che esseri, da tagliare, da estirpare o da piantare a seconda dei nostri desideri. Ma se le guardiamo più da vicino scopriamo che gli alberi entrano in relazione tra loro, con gli animali e con noi; hanno consapevolezza dell’ambiente in cui vivono; comunicano inviando e ricevendo messaggi; intessono relazioni di amicizia, sono solidali; fanno sesso; competono e combattono fra esemplari della stessa specie e di specie diverse; sono dotati di vista, tatto, olfatto e non solo. Si addormentano alla sera e si risvegliano alla mattina. Elaborano strategie di vita, di conquista, di resistenza. Ci assomigliano più di quanto siamo portati a credere.

DANIELE ZOVI

Nato a Roana e cresciuto a Vicenza, si è laureato in Scienze forestali a Padova e per quarant’anni ha prestato servizio nel Corpo Forestale dello Stato, prima come ufficiale e poi come dirigente. Nel 2017 è stato nominato generale di brigata del Comando Carabinieri-Forestale del Veneto ed è uno dei maggiori esperti in materia di animali selvatici, autore di diversi trattati sul tema. Nel 2018 ha scritto “Alberi sapienti, antiche foreste” (Utet).

Strani episodi accaduti ad un regista normale.

GIOVANNI VERONESI

Sceneggiatore e regista. Fa parte del gruppo di giovani che negli anni Novanta ha portato al successo il cosiddetto “cinema toscano”.
Inizia a lavorare nel cinema come sceneggiatore nel 1985 con ‘Tutta colpa del paradiso’, poi continua a lavorare con Nuti, tra gli altri film ricordiamo ‘Caruso Pascoski di padre polacco’ (1988) e ‘Willy Signori e vengo da lontano’ (1989). Il suo primo lavoro come regista è ‘Maramao’ (1987), al quale segue ‘Per amore solo per amore’ (1993), per il quale firma anche la sceneggiatura che vince il David di Donatello nel 1994. L’anno dopo inizia con Pieraccioni una collaborazione che parte dalla scrittura de ‘I laureati’ e prosegue ininterrotta per tutti gli altri film diretti da Pieraccioni. Intanto prosegue in parallelo la sua attività di regista che è spesso dedicata alle problematiche sentimentali dei più o meno giovani italiani. Ha lavorato anche con Enrico Oldoini, Christian De Sica e Carlo Verdone. Nel 2003, grazie a ‘Che ne sarà di noi’ con Silvio Muccino e Violante Placido, la sua attività di regista ottiene conferma di successo. Ottiene la consacrazione nel 2005 con ‘Manuale d’amore’ e con il seguito ‘Manuale d’amore 2- Capitoli successivi’ che nel primo fine settimana di uscita ottiene al boxoffice il secondo incasso italiano mai realizzato dopo il film ‘Pinocchio’ di Benigni. Seguiranno ‘Italians’ (2009), ‘Genitori e figli – Agitare bene prima dell’uso’ (2010), ‘Manuale d’amore 3’ (2011).
Dal giugno 2014 conduce su Radio 2, insieme a Massimo Cervelli, il programma Non è un paese per giovani.
Il suo ultimo film ‘Moschettieri del re – La penultima missione’ (2018) segna il ritorno del regista italiano alla commedia.

giorno_tre_def

Venerdì 5 aprile / Tensostruttura Piazza della Repubblica

Marcinelle. 8 Agosto 1956

Inaugurazione Mostra “CUORE AMARO”

I bei manifesti rosa, affissi in tutti i comuni
d’Italia, parlavano di un lavoro sotterraneo nelle miniere belghe. Naturalmente non fornivano alcun dettaglio su questo lavoro, soffermandosi invece sui vantaggi dei salari, delle vacanze e degli assegni familiari.
L’accordo del giugno 1946 tra Italia e Belgio, infatti, prevedeva l’invio di 2mila uomini a settimana da far lavorare nelle miniere belghe, in cambio Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.
Questo popolo di lavoratori era tenuto lontano dalle città nascosto in campi sconosciuti alla maggioranza dei belgi: era un popolo invisibile.
L’8 Agosto 1956, alle 8:10, era un mercoledì, 275 uomini scendono nelle miniere Bois du Cazier.
Solo 13 lavoratori sopravviveranno (fra cui i sei feriti).
In memoria della tragedia di Marcinelle oggi la miniera di Bois de Cazier è patrimonio Unesco.

Brividi immorali. Famiglie, coppie in crisi, omicidi e amici: storie di verità taciute che assumono, senza volerlo, le sembianze di una bugia.

Tradimenti e paure alimentati da vecchi rancori o da accadimenti fortuiti, fraintendimenti e rimpianti serbati per anni che arrivano improvvisi a scompaginare le carte, a scrivere da capo un inizio o una fine, mandando all’aria ogni morale.

LAURA MORANTE

Attrice e regista.
Nasce a Santa Fiora, in provincia di Grosseto.
Esordisce giovanissima, a teatro, con Carmelo Bene. Il suo debutto cinematografico risale al 1980 per la regia di Giuseppe Bertolucci “Oggetti smarriti”. L’anno successivo gira, a fianco di Ugo Tognazzi, -La tragedia di un uomo ridicolo- di Bernardo Bertolucci. Allo stesso anno risale anche la collaborazione con Nanni Moretti, forse il regista a cui più deve la propria popolarità. Con lui gira infatti “Sogni d’oro” (1981), “Bianca” (1984) e, molti anni più tardi, “La stanza del figlio” (2001). In questo ultimo film interpreta il ruolo della madre di Andrea, grazie al quale si aggiudica il David di Donatello per la migliore attrice protagonista.
Verso la metà degli anni ottanta Laura Morante si trasferisce a Parigi, dove, grazie alla partecipazione a numerose produzioni televisive e cinematografiche, acquista ancora più notorietà. Continua però a lavorare anche per registi e produzioni italiane. Nel 1988 è protagonista nel film “I ragazzi di via Panisperna” (regia di Gianni Amelio) e due anni più tardi interpreta Vittoria, al fianco di Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio in “Turné” di Salvatores. Nel 2002 interpreta la scrittrice Sibilla Aleramo in “Un viaggio chiamato amore”, assieme a Stefano Accorsi nel ruolo del suo amante Dino Campana.
Nel 2003 recita la parte di Giulia, moglie tradita, madre frustrata e attrice senza grosso talento nel film di Gabriele Muccino “Ricordati di me”. La sua aria misteriosa e inquieta ha fatto sì che Pupi Avati la scegliesse come unica protagonista del suo nuovo film dalle ambientazioni gotiche “Il nascondiglio”, per lavorare nuovamente insieme nel film “Il figlio più piccolo”.
Nel 2009 ha ricevuto il Premio Federico Fellini 8 1/2 per l’eccellenza artistica al Bif&st di Bari. Nel 2012 debutta alla regia con “Ciliegine”, un film commedia italo-francese, seguito da “Assolo” nel 2016.
Nel 2018 esordisce come scrittrice con il libro “Brividi immorali” (La Nave di Teseo).

Per fortuna faccio il Prof

Un incontro sulla bellezza dell’insegnare e del vivere in università, il piacere delle sfide culturali, la meraviglia dell’incontro con le generazioni più giovani, la scoperta di realtà e sentimenti sempre nuovi, la ricchezza nascosta dei percorsi collettivi.

NANDO DALLA CHIESA

Scrittore, sociologo, politico e accademico.
Figlio secondogenito del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Si è laureato in Economia e commercio all’Università Luigi Bocconi ed è professore ordinario di Sociologia della criminalità organizzata, Gestione e comunicazione d’impresa e Sociologia dell’organizzazione presso l’Università degli Studi di Milano. È inoltre presidente onorario di Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti.
Il 2 dicembre 1985 fonda e guida a Milano il movimento di opinione Società civile. Nel 1992 dà vita insieme a Leoluca Orlando al partito La Rete.
Successivamente Dalla Chiesa sogna un nuovo partito progressista e il 1º dicembre 1994 fonda Italia Democratica.
Tra i suoi libri di maggior successo ricordiamo -Il giudice ragazzino- (1992, biografia di Rosario Livatino).
Editore della casa editrice Melampo.
Dal 2013 è Presidente del Festival della Saggistica di Fano.
Dall’anno accademico 2008-2009, presso l’Università degli Studi di Milano, tiene il corso di Sociologia della Criminalità Organizzata, primo corso universitario in Italia sul tema.
Dal 2013 è fondatore e direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano (CROSS), per il quale ha coordinato tra il 2013 e il 2015 quattro rapporti di ricerca sulla criminalità organizzata di stampo mafioso nelle regioni del nord per la Presidenza della Commissione Parlamentare antimafia.
Dal gennaio 2015 ha iniziato una collaborazione con l’università Humboldt di Berlino per tenere corsi annuali intensivi sul fenomeno mafioso. Nello stesso anno comincia ad insegnare anche Sociologia e Metodi di educazione alla legalità e Organizzazioni Criminali Globali.
Dal luglio 2015 è direttore della Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata.
Il 7 dicembre 2013 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro di Milano per la sua attività accademica e la cui motivazione così conclude: “Uomo delle istituzioni, consigliere comunale e parlamentare, ha costruito un percorso scientifico e di impegno civile che fa onore a Milano come presidio di legalità e di democrazia.”
Il suo ultimo libro è “Per fortuna faccio il prof” (2018, Bompiani)

Quando inizia la nostra storia. La storia è maestra di vita: è urgente riscoprirla come guida.

FEDERICO RAMPINI

Giornalista e saggista italiano naturalizzato statunitense. Ha esordito come giornalista nel 1979, dal 1995 è a -La Repubblica-, prima a capo della redazione milanese, poi come corrispondente da Bruxelles, San Francisco, Pechino e New York. Già vicedirettore de -Il Sole 24 Ore-, editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, durante i suoi periodi all’estero ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai e Sda Bocconi. E’ membro del Council on Foreign Relations, think tank americano di relazioni internazionali.
Numerose le pubblicazioni su economia e società.

Medioevo da non credere. Tutto quello che credevamo di sapere sul Medioevo e invece non è vero.

È l’immagine popolare del Medioevo, ancora avallata dalla vecchia storiografia ottocentesca e che oggi ritroviamo regolarmente nel cinema, nel romanzo storico, nelle serie televisive. Un’immagine di superstizione, di barbarie, di ignoranza, che è rimasta appiccicata all’idea corrente di Medioevo ma che si fonda spesso su vere e proprie invenzioni moderne: dagli immaginari terrori dell’anno mille, al mito dello ius primae noctis, fino alla credenza completamente infondata che per gli uomini del Medioevo la terra fosse piatta.

ALESSANDRO BARBERO

Laurea in Lettere nel 1981 con una tesi in storia medievale presso l’Università di Torino. Consegue poi il dottorato di ricerca alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1984. Nello stesso anno vince il concorso per un posto di ricercatore in Storia medievale all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Dal 1998 è professore associato, e dal 2004 ordinario di Storia medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Nel 1996 vince il Premio Strega con il libro “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo”. Nel 2010 esce uno tra i suoi saggi più importanti “Lepanto. La battaglia dei tre imperi” sul celebre episodio del 1571 (pubblicato nel 2017 anche in lingua turca).
È stato membro del comitato direttivo del Premio Strega.
Nel 2012 gli viene assegnato il Premio Le Goff.
Dal 2013 introduce i documentari storici della trasmissione a.C.d.C. del canale Rai Storia. Dal 2013 al 2017 è membro del comitato scientifico della trasmissione Rai 3 “Il tempo e la storia” e in seguito in quello di “Passato e presente”. Membro del comitato di redazione della rivista Storica, collabora con la rivista Medioevo, il quotidiano La Stampa, l’inserto Tuttolibri, e l’inserto Domenica del quotidiano Il Sole 24 ORE.

giorno_quattro_def

Sabato 6 aprile / Tensostruttura Piazza della Repubblica

PADRE STAID

Padre Ennio Staid, frate domenicano scomodo, laureato in Teologia, ha fondato la comunità di Ganghereto e la comunità di Agognate dove attualmente risiede (fraternità miste).
Ha al suo attivo un’attività di predicazione in tutta Italia ed ha scritto numerosi libri. L’ultimo era “!Que viva Torquemada! Il grande inquisitore” presentato in diverse città e tv locali. Fresco di stampa (aprile 2019) è qui per presentare il suo ultimo lavoro Illustrato con fotografie dell’ex sindaco di Terranuova B.ni, Mauro Amerighi: ”Beati i poveri” è un’appassionata rievocazione delle intenzioni, delle speranze, delle delusioni o fatiche che hanno accompagnato la sua vita di uomo e di cristiano.

Di cosa parliamo quando parliamo di rifugiati? L’umanità fra realtà è retorica.

CARLOTTA SAMI

Dal 2014 portavoce di Unhcr per il Sud Europa nonché capo ufficio stampa dell’ufficio di Roma dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati.
Nata a Milano, laurea in Giurisprudenza con specializzazione in Teoria generale del diritto, una lunga esperienza nel campo dei diritti umani e della cooperazione allo sviluppo, tra l’altro gestendo programmi di emergenza tra Betlemme e Hebron, con un precedente impegno come direttrice in Amnesty International Italia. Ha lavorato anche per il ministero degli Esteri e organizzazioni non governative e tenuto corsi sui diritti umani all’Università di Birzeit.
Rientrata in Italia, ha diretto i programmi d’intervento a favore dei minori in Italia, in Africa, Medio Oriente ed Europa Orientale per Save the Children, di cui è stata portavoce fino al 2008, per poi coordinare una grande iniziativa globale di raccolta fondi e comunicazione per gli interventi di emergenza a favore dei minori colpiti da guerre e disastri naturali in tutto il mondo.

MARCO AIME

Nato a Torino, insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali) e nei suoi lavori ha affrontato tematiche come la costruzione delle identità e il razzismo. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato favole per ragazzi, saggi e testi di narrativa.

MASSIMO CACCIARI

Filosofo, accademico e politico italiano, ex sindaco di Venezia.
Laureatosi in Filosofia presso l’Università di Padova nel 1967, discutendo una tesi sulla Critica del Giudizio di Kant. Già incaricato di Letteratura Artistica e poi di Estetica presso la Università di Architettura di Venezia, è diventato ordinario in Estetica nel 1985. Nel 2002 fonda con don Luigi Verzè la Facoltà di Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, di cui è il primo preside.
Dal 2012 è professore emerito di Filosofia presso lo stesso Ateneo. Ha tenuto lezioni, corsi e conferenze presso numerose università e istituzioni europee. Tra i più prestigiosi riconoscimenti: il premio Hannah Arendt per la filosofia politica nel 1999, il premio dell’Accademia di Darmstadt nel 2002, la medaglia d’oro del Circulo de bellas Artes di Madrid nel 2005, la medaglia d’oro “Pio Manzù” del Presidente della Repubblica Italiana nel 2008, il premio De Sanctis per la saggistica nel 2009, la laurea honoris causa in Architettura dell’Università di Genova nel 2002, quella in Scienze politiche dell’Università di Bucarest nel 2007, quella in Filologia classica dell’Alma Mater di Bologna nel 2014. È cittadino onorario di Sarajevo, per la sua azione politica e culturale durante la guerra e l’assedio della città, e di Siracusa, per i suoi lavori su Platone e il Neoplatonismo.

ENRICO LETTA

Politico e docente universitario, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.
Trascorre parte dell’infanzia a Strasburgo, dove frequenta la scuola dell’obbligo.
Dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università di Pisa (indirizzo politico-internazionale), consegue il PhD in Diritto delle Comunità Europee presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Nel 1998 fu nominato Ministro per le politiche comunitarie del primo governo D’Alema, diventando il più giovane ministro, fino ad allora, della storia della Repubblica. E’ stato successivamente Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nei Governi D’Alema II ed Amato II e poi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo Prodi II.
Europarlamentare dal 2004 al 2006 nel gruppo liberaldemocratico, dal 2001 è deputato, iscritto dapprima al gruppo parlamentare della Margherita e poi a quello del PD, partito del quale è stato vicesegretario nazionale dal 2009 al 2013.
Il 9 giugno 2015 rinuncia al seggio in Parlamento al fine di dedicarsi all’insegnamento universitario. Dal 1* settembre dirige la Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi.
Il suo ultimo libro è “Ho imparato” (Il Mulino, 2019)

Germania 2019: situazione politica e identità di un Paese al centro delle crisi in Europa.

PETER SCHNEIDER

Scrittore tedesco. Vive a Berlino.
Figlio di un direttore d’orchestra e compositore, trascorse i suoi primi anni a Königsberg e in Sassonia. Studi in Tedesco, Storia e Filosofia alle università di Friburgo, Monaco e Berlino. Nella campagna per le elezioni federali del 1965 lavorò assieme ad altri scrittori per l’ufficio elettorale del Partito Socialdemocratico Tedesco.
Nel corso degli anni sessanta fu uno dei portavoce e degli organizzatori del movimento studentesco di Berlino e si impegnò nel coinvolgimento politico del proletariato e della classe lavoratrice. Nel corso di questa esperienza Schneider lavorò temporaneamente come operaio in una delle industrie Bosch. Più tardi insegnò in una scuola privata collaborando anche come freelance in radio e televisione. Si laureò nel 1972, ma nel 1973 il rettorato di Berlino si rifiutò di nominarlo docente tirocinante a causa della sua attività politica. Questa decisione venne ribaltata soltanto nel 1976 da una sentenza della corte di Berlino. Essendosi nel frattempo affermato come scrittore, Schneider rinunciò all’insegnamento.
Il suo romanzo “Lenz”, pubblicato nel 1973, è diventato un testo di culto per la sinistra, cristallizzando la disillusione per il fallimento dei movimenti studenteschi a cui egli stesso aveva partecipato. Da allora, Peter Schneider ha scritto romanzi, racconti e sceneggiature, su temi cruciali della società contemporanea e altre opere che affrontano la situazione di Berlino di prima e dopo la riunificazione tedesca. Schneider è anche un affermato e prolifico saggista.
È membro del PEN Club tedesco. Ha ottenuto una borsa di studio Villa Massimo (1979) che lo ha portato a trascorrere un anno a Roma, e la Förderpreis für Literatur des Kulturkreises of the Bundesverband der Deutschen Industrie (1983).
Schneider è stato più volte visiting professor o scrittore in residenza presso università degli Stati Uniti tra cui Stanford, Harvard e Princeton. Dal 2001, è stato Roth Distinguished Writer-in-Residence presso la Georgetown University.
Il suo ultimo romanzo è “Die Lieben meiner Mutter” (in Italia: Gli amori di mia madre, L’orma editore 2015).

STEFANO VASTANO

Nato a Roma, laureato in filosofia, si trasferisce a Berlino nel 1989, anno del crollo del Muro. Da allora è corrispondente da Berlino per “L’espresso” e collaboratore per diverse testate tedesche, nonché per programmi culturali di Rai 3 e Radio 3.

“A casa loro” è una web serie pubblicata su Repubblica.it, che documenta il viaggio di Fabi insieme a Medici con l’Africa Cuamm per incontrare persone che hanno potuto e hanno scelto di rimanere in Africa. Girata in diverse regioni dell’Etiopia, la web serie mette al centro di ogni puntata una “casa” diversa in cui Niccolò Fabi si fa guidare, e insieme ci accompagna, alla scoperta di piccole grandi storie, straordinarie nella loro semplicità.

NICCOLÒ FABI

Muove i suoi primi passi all’interno del fervido ambiente musicale di inizio Novanta.
Nel 1997, con Capelli, vince il Premio della Critica nelle Nuove Proposte al Festival di SanRemo. Dello stesso anno è il disco d’esordio IL GIARDINIERE. Nel 1998 presenta, sempre a Sanremo, Lasciarsi un giorno a Roma, che farà parte del secondo album NICCOLÒ FABI, all’interno del quale si trovano anche Vento d’ estate, in coppia con Max Gazzè e Immobile assieme a Frankie HI-NRG.
Seguono SERENO AD OVEST, del 2000, e LA CURA DEL TEMPO nel 2003. Il 2006 è l’anno di NOVO MESTO, registrato nella omonima cittadina Slovena, che contiene brani come Costruire, diventata negli anni uno dei suoi brani più identificativi e più amati. A dieci anni dall’esordio è il momento della prima raccolta, DISCHI VOLANTI 1996-2006.
Del 2007 è la produzione del documentario Live in Sudan, racconto di un viaggio e di un concerto di beneficenza effettuato nel paese africano. Nello stesso anno è ideatore e produttore del progetto Violenza 124.
Collabora alla colonna sonora del film di Gabriele Salvatores Come dio comanda, tratto dall’omonimo libro di Niccolò Ammaniti.
È il preludio a un nuovo disco, SOLO UN UOMO, pubblicato nel maggio 2009. Nello stesso anno realizza con l’ong Medici con l’Africa CUAMM il documentario Parole che fanno bene, sulla loro attività sanitaria in Uganda.
Il 30 agosto 2010, organizza al Casale sul Treja, a Mazzano Romano, Parole di Lulù, la festa di compleanno per la figlia Olivia, scomparsa a seguito di una forma acuta di meningite. La giornata, inizialmente pensata per un piccolo gruppo di amici, col passare delle settimane è diventato un grande concerto a cui hanno preso parte oltre cinquanta musicisti e circa ventimila persone. Durante le dodici ore del concerto, attraverso offerte libere e l’acquisto di magliette, vengono raccolti i fondi a favore di Medici con l’Africa CUAMM per la costruzione del reparto pediatrico dell’ospedale di Chiulo in Angola, che sarà inaugurato il 4 giugno 2011.
Aprile, Maggio e Giugno 2011 sono i mesi del SoloTour, un’esperienza nuova che porta Niccolò nei teatri di tutta Italia con uno spettacolo durante il quale, per la prima volta nella sua carriera, è stato unico interprete ed esecutore.
ECCO, settimo disco della sua carriera, verrà pubblicato il 9 ottobre 2012, seguito nel 2014 da IL PADRONE DELLA FESTA in collaborazione con Daniele Silvestri e Max Gazzè.
Tra novembre 2015 e febbraio 2016 Niccolò scrive, suona e registra il suo nuovo progetto discografico UNA SOMMA DI PICCOLE COSE vincitore della Targa Tenco come miglior disco in assoluto.
Il 13 ottobre 2017 pubblica DIVENTI INVENTI 1997 – 2017, un doppio cd che contiene rivisitazioni in acustico di alcuni suoi brani e pubblicazioni inedite di canzoni, provini e live.
Tra Dicembre 2018 e Gennaio 2019 viene pubblicata, in esclusiva su Repubblica, la serie web “A Casa Loro” prodotta da Medici con l’Africa Cuamm e con la regia di Nicola Berti, che racconta un viaggio speciale di Niccolò Fabi in Etiopia.

Le parole ti salvano la vita. Le parole non sono entità astratte.

L’uomo le crea per salvarsi la vita, da sempre. Per cui aveva ragione Gabriel García Marquez: la culla del nostro linguaggio sono le strade, i mercati, le piazze. È lì che si formano parole nuove, ispirate dalle storie e dai racconti degli esseri umani. Partiamo dunque per questo viaggio al confine fra racconto e parola, là dove una storia realmente accaduta si trasforma in un simbolo. Ovvero: in una parola nuova.

STEFANO MASSINI

Romanziere, saggista e autore teatrale di fama internazionale.
Dal 2015 è chiamato come scrittore a far parte della casa editrice Mondadori, per la quale pubblica nel 2016 il romanzo “Qualcosa sui Lehman”, versione integrale da cui è stata tratta la drammaturgia rappresentata su molti prestigiosi palcoscenici internazionali. Il libro si rivela uno dei casi letterari del 2017 aggiudicandosi i Premi Super Mondello, Campiello Selezione Giuria, De Sica, Giusti e Fiesole. In Francia l’edizione francese pubblicata nel 2018 ha ricevuto il Prix Médicis e Meilleur Livre Étranger. La versione teatrale che ne è stata tratta, in Italia ultima regia di Luca Ronconi, è in cartellone a Londra e a New York con la regia del Premio Oscar Sam Mendes.
Nell’autunno 2017 esce il secondo romanzo “L’interpretatore dei sogni”.
Per Il Mulino ha pubblicato “Lavoro” (2016) e “55 giorni. L’Italia senza Moro” (2018) da cui è stata tratta l’omonima trasmissione televisiva di e con Luca Zingaretti in onda in prima serata su RAI1.
Dal 2016 è firma del quotidiano la Repubblica, è inoltre volto noto televisivo della trasmissione “Piazzapulita” di Corrado Formigli su La7 che dal 2018 gli ha riservato uno spazio speciale in ogni puntata con i suoi seguitissimi racconti. Ha anche collaborato ai testi per la seconda edizione dell’evento show Danza con me di Roberto Bolle, prodotto e trasmesso da Rai1 il 1 gennaio 2019.
Consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano/Teatro d’Europa dal 2015, negli ultimi anni è stato chiamato inoltre a collaborare con le più note case di produzione cinematografica italiane, da Fandango a Cattleya.
Già docente universitario per l’Università di Siena/Arezzo, Massini è insegnante presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano e tiene conferenze e lezioni magistrali per importanti festival e eventi culturali, fra cui il Festival della Comunicazione, Festivaletteratura di Mantova e il FestivalFilosofia di Modena.
Il suo ultimo libro è “Dizionario inesistente” (Mondadori 2018).

TAHAR BEN JELLOUN

Scrittore, poeta e saggista marocchino, principalmente noto per i suoi scritti sull’immigrazione e il razzismo.
Nato a Fès, nell’allora Marocco francese, da un’agiata famiglia di etnia berbera, trascorre la sua adolescenza a Tangeri e compie gli studi di filosofia presso l’Università di Rabat, dove comincia a scrivere le sue prime poesie in francese, raccolte poi sotto il titolo di “Hommes sous linceul de silence” (1971). In patria, ha svolto per diversi anni il ruolo di docente di filosofia ma, a causa dell’arabizzazione dell’insegnamento (e non essendo egli abilitato alla pedagogia in lingua araba), si è trovato costretto, nel 1971, ad emigrare in Francia, a Parigi, dove tre anni dopo ha conseguito un dottorato in psichiatria sociale sulla confusione mentale degli immigrati ospedalizzati, che verrà in seguito pubblicata col titolo “L’estrema solitudine”. La sua esperienza di psicoterapeuta sarà poi riversata nel romanzo “La reclusione solitaria” (1976). Nel frattempo continua a scrivere, sempre esclusivamente in francese, collaborando regolarmente col quotidiano Le Monde. Oggi vive a Parigi ed è padre di 4 figli.
Con il Premio Goncourt assegnatogli per “La Nuit sacrée” nel 1987, è divenuto lo scrittore straniero francofono più conosciuto in Francia. Interviene con dibattiti e articoli sui problemi della società, soprattutto sul problema della periferia urbana e del razzismo. Con il libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” (bestseller di oltre 400.000 copie, tradotto in trentatré lingue) e per il suo profondo messaggio gli è stato conferito dal segretario delle Nazioni Unite il Global Tolerance Award.
La maggior parte dei suoi libri sono stati tradotti in arabo, alcuni dallo stesso autore.
Dal 2011 è membro della giuria del premio letterario Guillaume-Apollinaire.
Tahar Ben Jelloun è lo scrittore francese più tradotto al mondo.
Il suo ultimo libro è “La punizione” (La Nave di Teseo, 2018).

MARCO AIME

Nato a Torino, insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali) e nei suoi lavori ha affrontato tematiche come la costruzione delle identità e il razzismo. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato favole per ragazzi, saggi e testi di narrativa.

MIKAEL COLVILLE-ANDERSEN

Oggi è tra le voci più influenti quando si parla di qualità urbana e uno dei massimi esperti di mobilità. Canadese di casa in Danimarca, ha reso celebre il termine “copenaghenizzare” con cui diffondere l’impatto positivo delle bici sulla qualità di un luogo (non solo mobilità appunto, ma anche bellezza, socialità e lifestyle).
Cosmopolita, urban designer, consulente di città e istituzioni, Colville-Andersen ha come obiettivo ripensare alle città “a misura di vita”.
“The Life-Sized City” è il titolo della sua serie di documentari tv, in onda in Italia su LaEffe con il titolo “Racconti dalle città del futuro”.
L’ultimo suo libro “Copenhagenize, the definite guide to global bicycle urbanism” (Island Press, 2018) è la perfetta sintesi del suo pensiero. E le migliori pratiche risiedono senza dubbio a Copenhagen, “una città con il centro storico medievale circondato da quartieri progettati nel XX secolo: un riferimento valido praticamente in tutta Europa. Basta chiedersi da qui cosa è trasferibile”.

giorno_cinque_def

Domenica 7 aprile / Tensostruttura Piazza della Repubblica

Royal Baby. I Principi da favola e l’orco della Brexit.

ANTONIO CAPRARICA

Giornalista e saggista. Collabora con numerosi quotidiani e periodici.
Laureato in filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi dedicata alla relazione tra etica ed economia di Adam Smith.
Dopo l’esordio nei primi anni ’70 nel mondo giornalistico, nel 1989 ha lasciato la carta stampata per dedicarsi alla televisione: entrato in Rai, si è occupato di politica estera, poi è inviato e, quindi, corrispondente fisso del Tg1 nei paesi mediorientali, con base al Cairo e a Gerusalemme. È inviato in Afghanistan, sui carri armati sovietici, che si ritirano sotto l’offensiva dei mujaheddin. Poi a Baghdad, nell’autunno del 1990. Quando è scoppiata la prima guerra del Golfo, si è trovato a Gerusalemme e ha raccontato la caduta degli Scud su Israele.
Nel 1993 è trasferito a capo dell’ufficio di corrispondenza Rai di Mosca, sotto la presidenza di Boris El’cin. Nel 1997 è spostato a Londra, occupando lo stesso incarico per la Rai, ma per la capitale britannica. Dopo nove anni nel Regno Unito, nel marzo 2006 è stato posto a capo della Rai di Parigi.
È ritornato in Italia nel novembre 2006: viene nominato direttore del Giornale Radio Rai (GRR) e di Rai Radio Uno, incarichi che ha mantenuto sino ad agosto 2009. Nel settembre 2010 ritorna nella sede di corrispondenza britannica della Rai.
Il suo ultimo libro è “Royal Baby” (Sperling & Kupfer, 2018).

FEDERICA ANGELI

Giornalista conosciuta per le sue inchieste sulla mafia romana. In seguito alle minacce di morte ricevute, vive sotto scorta permanente dal 17 luglio 2013.
Nata a Roma nel 1975, si laurea in sociologia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Dal 1998, sulle pagine del quotidiano La Repubblica, si occupa di cronaca nera e giudiziaria.
Come risultato della sua inchiesta del 2013, realizzata insieme a Carlo Bonini, sul legame tra i vari gruppi della criminalità organizzata di Ostia e la pubblica amministrazione, segue un’inchiesta giudiziaria sul racket che si conclude con una maxi operazione di polizia chiamata Nuova alba, in seguito alla quale vengono arrestate 51 persone appartenenti ai clan Fasciani, Triassi e Cuntrera-Caruana.
Il 21 dicembre 2015 le è stato conferito dal presidente Sergio Mattarella il titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nella lotta alle mafie.
Il 25 gennaio 2018, l’operazione Eclisse porta all’arresto di 32 persone appartenenti al clan Spada a Ostia, arrestate con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il 19 febbraio 2018, accompagnata dal direttore di La Repubblica Mario Calabresi e dal vicedirettore Sergio Rizzo, testimonia nel processo contro Armando Spada.
Il 7 aprile 2018, una busta indirizzata a lei, contenente un proiettile, viene recapitata alla sede romana del Fatto quotidiano.
Il racconto di questa vita “blindata” e di questa donna coraggiosa e’ nel suo libro “A mano disarmata” (Baldini+Castoldi).

LUCIO CARACCIOLO

Giornalista, saggista e docente italiano.
Laureato in filosofia all’Università La Sapienza di Roma, dirige la rivista italiana di geopolitica Limes che ha fondato nel 1993 e la Eurasian Review of Geopolitics Heartland nata nel 2000. È considerato uno dei massimi esperti italiani di geopolitica. Ha partecipato, numerose volte, come inviato alle riunioni del Gruppo Bilderberg. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA.
Dal 1976 al 1983 lavora come come cronista politico a La Repubblica, diventando capo della redazione politica, poi caporedattore di MicroMega dal 1986 al 1995.
Scrive editoriali e commenti di politica estera per il Gruppo Editoriale L’Espresso.
È considerato tra i maggiori geopolitologi in Italia.
Caracciolo ha ricoperto varie posizioni in quanto docente a contratto.
Dall’anno accademico 2006-07 insegna Geografia politica ed economica presso la facoltà di Filosofia della mente, della persona, della città e della storia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dall’anno accademico 2009-10 insegna “Studi strategici” nell’ambito del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS Guido Carli di Roma. Dall’anno accademico 2010-11 partecipa all’insegnamento della prima laurea magistrale in “International Relations” in lingua inglese della LUISS Guido Carli.

Mezzaluna sciita.

Un viaggio alla scoperta di questa minoranza dell’Islam alla ribalta sul piano geopolitico e religioso nel Vicino e Medio Oriente.

SEBASTIANO CAPUTO

Giornalista e reporter. A oggi collabora con le testate Il Giornale, Treccani e Rai nonchè con l’agenzia fotografica Witness Image, per cui scrive i testi. E’ ideatore della rivista periodica online “L’Intellettuale Dissidente”, di cui è direttore. Attualmente presidente della “Fondazione SOS Cristiani d’Oriente”, ha scritto per GOG Edizioni i libri “Alle porte di Damasco” e “Mezzaluna sciita. Dalla lotta al terrorismo alla difesa dei cristiani d’Oriente”. Studioso di arabo, ha realizzato reportage in Turchia, Iran, Siria, Libano, Palestina, Iraq, Marocco, Tunisia, Pakistan, Russia, Egitto e Afghanistan.

L’orrore prossimo venturo.

Il Medio Oriente senza cristiani. I cristiani dovrebbero essere i nostri interlocutori naturali quando si tratta di Medio Oriente. Invece, le azioni delle potenze occidentali hanno come frutto quello di cacciarli dalle loro terre.

FULVIO SCAGLIONE

Giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 vice-direttore del settimanale “Famiglia Cristiana”. Collabora anche con Avvenire, Eco di Bergamo, Limes, EastWest, e online con Occhi della guerra, L’Inkiesta e Micromega.
Corrispondente da Mosca, ha seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l’Afghanistan, l’Iraq e i temi del Medio Oriente. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bye Bye Baghdad” (Fratelli Frilli Editori, 2003) e “La Russia è tornata” (Boroli Editore, 2005), “I cristiani e il Medio Oriente” (Edizioni San Paolo, 2008), “Il patto con il diavolo” (Rizzoli, 2016) e “Padre Pino Puglisi. Martire di mafia per la prima volta raccontato dai familiari” (Edizioni San Paolo, 2018).

C’è bisogno degli intellettuali? Il ruolo che ha, o dovrebbe avere, chi rappresenta la cultura nella società di oggi.

MARCELLO FOIS

Nato a Nuoro, vive e lavora a Bologna. Scrittore, commediografo e sceneggiatore. Ha pubblicato, tra gli altri, Picta (marcos y marcos 1992; vincitore del Premio Calvino), Ferro Recente (Granata Press, 1992), Dura madre (Einaudi, 2001), Piccole storie nere (Einaudi, 2002), Memoria del vuoto (Einaudi, 2006; vincitore del Premio Super Grinzane Cavour 2007, Premio Volponi 2007 e Premio Alassio 2007) e Stirpe (Einaudi, 2009; vincitore del Premio Città di Vigevano 2010 e del Premio Frontino Montefeltro 2010). È tra i finalisti del Premio Campiello con il libro Nel tempo di mezzo (Einaudi, 2012). Nel 2016 vince il Premio Asti d’Appello con il libro Luce perfetta (Einaudi), mentre nel 2017 vince il Premio Crovi con il romanzo Del dirsi addio (Einaudi).
Il suo ultimo libro è Renzo, Lucia e io (ADD Editore, 2018).

MASSIMO BRAY

Storico italiano. Nato a Lecce e laureatosi in Lettere e Filosofia, nel 1991 entra all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani e nel 1994 ne assume la carica di Direttore Editoriale, seguendone l’apertura al mondo digitale. Ha presieduto il consiglio d’amministrazione della fondazione La Notte della Taranta, che organizza il più grande festival di musica popolare d’Europa, dedicato al recupero della pizzica salentina. Nel 2013 è stato Ministro per i Beni, le attività culturali e il turismo, per poi occuparsi dal 2015 a tempo pieno dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, di cui è Direttore Generale. Nell’aprile del 2017 è stato nominato presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, l’ente promotore del Salone Internazionale del libro di Torino.

GIANRICO CAROFIGLIO

Scrittore, politico ed ex magistrato.
Presidente della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari fino all’agosto 2016.
Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, pubblico ministero a Foggia e in seguito ha svolto le funzioni di Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari.
Durante la XV Legislatura è designato consulente della Commissione parlamentare antimafia. Eletto senatore nelle elezioni del 2008. Al momento di rientrare in servizio, dopo il mandato parlamentare, ha dato le dimissioni dalla magistratura, dichiarando di volersi dedicare alla scrittura a tempo pieno.
Ha esordito nella narrativa, dopo parecchie pubblicazioni tecniche e di settore, con “Testimone inconsapevole” (Sellerio, 2002). Con questo romanzo Carofiglio ha aperto il filone del thriller legale italiano.
Le vicende dell’avvocato Guido Guerrieri hanno portato l’autore a diversi riconoscimenti.
Tra i suoi titoli più importanti: esce “Ad occhi chiusi” (Sellerio, 2003), la seconda opera che ha come protagonista l’avvocato, decretando il successo definitivo dell’autore agli occhi di pubblico e critica. Nel 2007 viene eletto in Germania da una giuria di librai e giornalisti “il miglior noir internazionale dell’anno”.
Vincitore del Premio Bancarella del 2005 con il romanzo “Il passato è una terra straniera” (Rizzoli, 2004), nel settembre 2006 pubblica -Ragionevoli dubbi- (Sellerio), un altro romanzo che vede il ritorno dell’avvocato Guerrieri.
Nel novembre 2007 esce il saggio “L’arte del dubbio” (Sellerio), riflessione sull’arte del domandare e i suoi rapporti con il concetto di verità.
Pubblica “Le perfezioni provvisorie” (Sellerio, 2010) che rimane ben otto settimane al primo posto assoluto nella classifica dei libri più venduti in Italia.
Esce il nuovo romanzo “Il silenzio dell’onda” (Rizzoli, 2011), finalista al Premio Strega.
In totale i suoi libri hanno venduto cinque milioni di copie e sono stati tradotti in ventotto lingue.
Il suo ultimo libro è “La versione di Fenoglio” (Einaudi, 2019).

FERRUCCIO DE BORTOLI

Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, è giornalista professionista dal 1975. Ha iniziato a lavorare come cronista per poi passare alle pagine economiche.
Direttore del Corriere della Sera dal 1997 al 2003 e dal 2009 al 2015, dal 2003 al 2005 amministratore delegato di RCS Libri e presidente della casa editrice francese Flammarion, dal 2005 al 2009 direttore responsabile del “Sole 24 Ore” e direttore editoriale dello stesso gruppo. Da maggio 2015 De Bortoli è editorialista del quotidiano svizzero Corriere del Ticino, da febbraio 2016 si aggiunge una nuova collaborazione al Corriere della Sera.
Presidente onorario della “Fondazione Memoriale della Shoah di Milano Onlus”, presidente dell’Associazione Vidas Milano e della casa editrice Longanesi.


Nessuno ritorna a Baghdad. Una saga familiare lunga un secolo, imperniata su Baghdad come cuore e centro del mondo. Le storie intime e i grandi cambiamenti geopolitici novecenteschi si saldano in queste pagine in un’epopea familiare piena di profumi, colori, personaggi.

ELENA LOEWENTHAL

(Torino, 1960) Lavora da anni sui testi della tradizione ebraica e traduce letteratura d’Israele. Insegna cultura ebraica presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano. Collabora regolarmente con La Stampa e Tuttolibri. Frassinelli ha pubblicato il suo primo romanzo Lo strappo dell’anima (2002), vincitore del premio Grinzane Cavour per la selezione esordienti. Tra i suoi libri usciti per Bompiani e per Einaudi ricordiamo: L’ebraismo spiegato ai miei figli, Lettera agli amici non ebrei, Attese (finalista al Premio Strega), Dimenticami, Conta le stelle, se puoi, La lenta nevicata dei giorni, Lo specchio coperto. Diario di un lutto.


I volumi del Tesoro d’Italia, e in particolare i due tomi dedicati al Novecento, sono fortemente carsici. In questo secondo volume, non ho seguito ideologie, sentimenti, emozioni e passioni personali, ma ho cercato di garantire a ogni artista lo spazio che merita. La notorietà spesso non indica il valore e il mio compito è stato quello di far emergere in questo secolo così complesso, così breve e così ricco, una quantità di autori dimenticati, che rappresentano la parte più suggestiva di questo percorso. Vi esorto a leggere il
mio Novecento come qualcosa che sarà per voi rivelazione di percorsi segreti, di sentieri
interrotti e di meravigliosi artisti sconosciuti.”
Vittorio Sgarbi insegue la bellezza tra straordinarie scoperte e venerati maestri: tra gli altri Sciltian, Ligabue, Balthus, Giacometti, Fontana e Burri, le installazioni provocatorie di De Dominicis, l’architettura e il design di Ponti, Rossi e Mendini, fino alla poesia dell’assoluto di Cremonini, Ferroni, Gnoli e Guccione.

VITTORIO SGARBI

Nato a Ferrara, critico e storico dell’arte, saggista e politico, ha curato mostre in Italia e all’estero. Laureatosi in filosofia presso l’Università degli Studi di Bologna, vi ha poi conseguito il perfezionamento in Storia dell’Arte.
Collabora con diverse testate giornalistiche tra cui L’Espresso, Panorama e Il Giornale.
È stato eletto deputato al Parlamento italiano nel 2001 ed è stato Sottosegretario ai Beni culturali.
Nel 2011 ha diretto il Padiglione Italia per la 54a Biennale d’Arte di Venezia.
Tra i suoi lavori ricordiamo La lunga avventura dell’arte (2013), Gli anni delle meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo (2014), Dal cielo alla terra. Da Michelangelo a Caravaggio (2015), Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo (2016), Dal mito alla favola bella. Da Canaletto a Boldini (2017).
Presso La nave di Teseo ha pubblicato Parmigianino (2016), La Costituzione e la Bellezza (2016, con Michele Ainis), Il Novecento. Volume 1: dal Futurismo al Neorealismo (2018) ed è in uscita in questi giorni Il Novecento. Volume 2: da Lucio Fontana a Piero Guccione (2019).

Diario sentimentale di un giornalista

Un viaggio ironico, delicato e istruttivo: dalla scuola di Montanelli a via Solferino, dal primo articolo per “La Provincia” di Cremona al “New York Times”, dai libri alla radio, dalla televisione all’attuale direzione di “7 Corriere della Sera”.
“Italiani si rimane” (Solferino editore, 2018), il nuovo libro di Beppe Severgnini, arriva finalmente sul palcoscenico. Il racconto non spiega solo le trasformazioni nei media a cavallo tra due secoli: parla del tempo che passa, del legame con la terra e la famiglia, del piacere di insegnare e veder crescere nuovi talenti. Una narrazione intima, una sorprendente messa in scena musicale.

BEPPE SEVERGNINI

Direttore di 7, il settimanale del Corriere della Sera, di cui è editorialista dal 1995 (e vicedirettore dal 2017). Dal 2013 è un opinion writer per The New York Times. È stato corrispondente in Italia per The Economist (1996-2003). Ha lavorato per il Giornale di Indro Montanelli (1981-1994) e per la Voce (1994-1995). Nel 2004, a Bruxelles, è stato votato “European Journalist of the Year”.
È autore di diciassette libri, tra cui Inglesi (1990), Un italiano in America (1995), Italiani si diventa (1998, nuova ed. 2015) e La testa degli italiani (2005), tradotto in quindici lingue (col titolo La Bella Figura: A Field Guide to the Italian Mind è diventato un New York Times bestseller). Nel 2018 ha pubblicato Italiani si rimane. Da La vita è un viaggio (2014) ha tratto uno spettacolo teatrale, da lui stesso interpretato.
Nel 2015/2016 ha ideato, scritto e condotto L’erba dei vicini (Rai 3). Per la Rai aveva già condotto Italians, cioè italiani (1997) e Luoghi comuni, un viaggio in Italia (2001 e 2002). Ha lavorato per Sky Italia (2004-2010) e per La7 (dal 2011).
In radio, ha lavorato per BBC Radio 4, Radio2 Rai, Radio Montecarlo e Virgin Radio, dove nel 2017 ha lanciato Rock&Talk.
Ha studiato all’Università di Pavia e poi ha lavorato come corrispondente a Londra, Mosca, Washington D.C.; ed è stato inviato in Europa orientale, Cina, Medio Oriente.
Dal 2010 insegna alla Scuola di Giornalismo “Walter Tobagi” dell’Università Statale di Milano. È stato Visiting Fellow al Massachusetts Institute of Technology MIT (2009) e all’Università Ca’ Foscari di Venezia (2013), Isaiah Berlin Visiting Scholar presso Oxford University (2013).
Nel 2001 la Regina Elisabetta II gli ha conferito il titolo di Officer of the British Empire e nel 2011 è stato nominato Commendatore della Repubblica italiana.
Vive a Crema e a Milano.

moby_dick_off

Sabato 18 maggio / Moby Dick Off

programma

Sabato 6 aprile

Laboratorio “Scene Leggere” con Renzo Boldrini | ore 15:30

Laboratorio incentrato sul rapporto lettura a voce alta e illustrazione “animata” tramite l’utilizzo creativo di una lavagna luminosa partendo da una filastrocca di Gianni Rodari.

Spettacolo “L’incantatore di Mouse” di e con Renzo Boldrini | ore 16:30

Replica spettacolo “L’incantatore di Mouse” di e con Renzo Boldrini | ore 17:30

Per innescare il meccanismo narrativo l’autore gioca con il doppio significato della parola “mouse” traducibile, individuabile sia nello strumento che ci orienta nella navigazione nel computer che con l’animale simbolo di questa fiaba: il topo. Grazie alla doppia interpretabilità linguistica e simbolica di questo termine si genera una vicenda che ha per protagonista una sorta di musista/hacker, un Pifferaio 2.0. Una favola ambientata in una possibile Hamelin del nostro tempo dove i ragazzi che la abitano preferiscono il mare virtuale del Web a quello originale con spiaggia ed ombrelloni. Amano trascorrere il loro tempo navigando negli schermi incantati dei loro computer dove, però, dietro ad immagini e colori scintillanti si possono nascondere pericolosi pifferai. Un racconto originale e pieno di sorprese che proprio quando pare voglia precipitare Hamelin verso la disgrazia, e lo spettatore verso un’amara delusione, vengono entrambi salvati in “extremis” dalla genialità di un bambino che proprio grazie ad un suo “deficit fisico” si sottrae alla stregoneria del pifferaio.
Spettacolo per 50 spettatori (a replica); durata 25 minuti. Ingresso gratuito ad esaurimento posti.

GIALLO MARE MINIMAL TEATRO

“Giallo Mare Minimal Teatro , compagnia di teatro-ragazzi di Empoli tra le più innovative dell’ultima generazione. Ha progettato percorsi per una diversa dimensione del tempo e dello spazio ( Un attimo una stella , 1986; Hansel e Gretel restaurant , 1988) creando poi, in collaborazione con Giacomo Verde, Il teleracconto (1989), incontro molto suggestivo tra la narrazione con oggetti e la televisione. Altri lavori: Boccascena (1991); Biancaneve nera la notte gialla la luna (1995)”. (dal Dizionario dello spettacolo)
Il Giallo Mare Minimal Teatro fin dalla sua costituzione ha realizzato un costante percorso di ricerca drammaturgica e scenica incentrata sul recupero di alcuni particolari aspetti della tradizione teatrale e su una originale rilettura della tradizione con gli strumenti della contemporaneità . Pur essendo il nucleo artistico che ha fondato la compagnia tuttora presente alla guida della struttura, Renzo Boldrini e Vania Pucci, il Giallo Mare Minimal Teatro si è sempre caratterizzato per la sua capacità di essere un punto di partenza o di coagulo di progetti (Teatro di Appuntamento, Progetto Teleracconto) che hanno visto la compagnia essere scena d’incontro fra artisti che provengono sia dal mondo del Teatro che da svariate discipline comunicative, quali le Arti plastiche e visive, la scena elettronica, il mondo del video e della musica. Incontri, segni, stimoli, pratiche mai considerate come percorsi paralleli, ma tracce, idee che aiutassero la compagnia a moltiplicare le proprie capacità di visionari della scena: Multiscena è il neologismo con cui, ormai da alcuni anni la compagnia ha battezzato questo percorso di lavoro.

I promessi Sposi. Providence, Providence, Providence | ore 21:15

Una produzione KanterStrasse
con il sostegno di Regione Toscana
Tratto da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni
regia e drammaturgia Simone Martini
con Luca Avagliano, Lorenza Guerrini, Simone Martini, Alessio Martinoli
disegno luci Marco Santambrogio
scene Eva Sgrò
costumi Silvia Lombardi
organizzazione e comunicazione Elisa Brilli
collaborazione grafica Nicole Falcioni
foto Mario Lanini

I Promessi Sposi chiudono il trittico dedicato al potere che KanterStrasse porta avanti dal 2017, dopo Amletino e Ubu Re. Il potere non è sempre qualcosa di tangibile, anzi a volte ne sentiamo solo l’odore, il suono, le conseguenze. Quante volte, noi tutti, ci troviamo di fronte a cambiamenti, situazioni e decisioni che sono state preparate e costruite altrove, in un altrove indefinibile e non individuabile. I nostri protagonisti, due giovani, comuni cittadini di una Lombardia spagnoleggiante si trovano a rincorrere e rincorrersi, aiutati e ostacolati da forze invisibili, i cui proponimenti non sono mai chiari nel tempo presente ma solo a posteriori, in quella che possiamo chiamare prospettiva storica. KanterStrasse riscrive i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni come una graphic novel in bianco e nero, dove la storia principale marcia inesorabile verso un lieto fine da fiaba, ma che forse non è tale.
Età suggerita: + 11 e adulti
Ingresso unico: 5 euro;
info & prenotazioni 3779878803, kanterstrasse.info@gmail.com

KANTERSTRASSE

Compagnia teatrale con base a Terranuova B.ni, coordina e segue la rassegna KIDS. Attiva dal 2005 nell’ambito del teatro contemporaneo e della nuova drammaturgia, residenza artistica della Regione Toscana e da quest’anno Artista nel territorio per il progetto ministeriale art.43, realizza per le Fornaci la rassegna invernale Diffusioni KIDS, il progetto Habitat per una fiaba e la stagione di prosa per adulti. Nel periodo estivo realizza il festival di teatro e danza contemporanea Diffusioni Estate.

Domenica 7 aprile

Racconti dal bosco: Cappuccetto Rosso | ore 15:30

Replica Racconti dal bosco: Cappuccetto Rosso | ore 16:30

Replica Racconti dal bosco: Cappuccetto Rosso | ore 17:30

Un ciclo di letture che raccoglie i racconti più o meno noti dell’infanzia, rielaborati dando spazio al riverbero intimo che ogni storia porta con sé.
La lettura dà vita ad un mondo sonoro che offre a chi ascolta un ampio margine di risonanza intima e in cui l’immaginazione prende per ognuno forme distinte.
Questa lettura di Cappuccetto Rosso fuoriesce direttamente dallo spettacolo di danza e teatro di figura che Zaches Teatro sta portando in giro. Non ne è tuttavia un estratto, ma un’amplificazione e un approfondimento della sua dimensione sonora e narrativa.
Gli ascoltatori piccoli e grandi sono introdotti in uno spazio famigliare ma anche pieno di sorprese dal quale poter entrare con fiducia nel racconto, di cui le parole sono solo una parte.
Ogni bambino è invitato a portare con sé il peluche o l’oggetto con cui va a dormire.
Per proteggere la dimensione intima e delicata dell’ambiente sonoro di Zaches la lettura è riservata a un pubblico di 20 spettatori a partire dai 4 anni.
Ingresso gratuito; fino a esaurimento posti.

ZACHES TEATRO

Zaches Teatro è attiva sul territorio nazionale ed internazionale dal 2007 e dal 2010 riceve sostegno dalla Regione Toscana come giovane compagnia di teatro. Lavora sul connubio tra vari linguaggi artistici: la danza contemporanea, i mezzi espressivi del teatro di figura, l’uso della maschera, la ricerca vocale e la composizione sonora originale. Con le ultime produzioni ha partecipato a importanti festival nazionali e stranieri dedicati alla scena contemporanea, ricevendo premi e riconoscimenti anche all’estero.

Con il patrocinio di:

consiglio regionale

Main sponsor

estra_energia
bcc_valdarno

Sponsor

unicoop_firenze
unicoop_centro_italia

Ufficio stampa

Giuditta Boeti
giuditta.boeti@comune.terranuova-bracciolini.ar.it
0559194797

Media Partner

media_partner_moby_dick

Local Web Partner

valdarnopost