Moby Dick Festival 2018

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Parole. Suoni. Immagini. Quattro giorni di incontri, libri, autori, linguaggi e storie

Un festival organizzato e promosso dal Comune di Terranuova Bracciolini
Con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana

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Moby Dick Festival è un’idea. Un’idea di quelle che nascono un po’ per intuizione e un po’ per sfida, di quelle che prendono forma dal confronto, che si alimentano di quell’entusiasmo che nasce quando si intraprende un nuovo percorso. 
Abbiamo deciso di organizzare un Festival culturale a Terranuova perché siamo convinti che il nostro Valdarno possa contribuire a rafforzare la socialità e la condivisione.

Moby Dick Festival mette insieme le eccellenze di varie discipline per dar vita a una manifestazione di quattro giorni all’interno della quale affrontare tematiche di attualità, riportando al centro il racconto, l’analisi e l’approfondimento.

Vogliamo creare uno spazio aperto, ad ampio respiro, per misurarsi, ascoltare, conoscere e scoprire nuove prospettive e nuovi orizzonti, grazie al contributo di ospiti illustri appartenenti al mondo della letteratura, del cinema, della fotografia, dello sport, della storia, dell’economia e del giornalismo.
Il tema di questa prima edizione sarà “La Comunità e le Relazioni” e nasce dalla volontà di porre l’accento innanzitutto sull’importanza di una società forte e solidale.

Da qui gli interventi dei vari autori, scelti proprio per la dedizione che ciascuno di loro ha messo, attraverso la propria professionalità, nel favorire un rafforzamento delle relazioni, dei legami, del bisogno di creare sinergia.
La scelta del nome Moby Dick richiama la metafora della caccia alla balena.

Come ha detto il filosofo Peter Sloterdijk: “Lo si voglia o no, tutti noi ci troviamo a bordo di una baleniera”, a caccia cioè della propria personale ‘ossessione’, si chiami felicità, conoscenza, scoperta o altro.

Il Sindaco
Sergio Chienni

“In Moby Dick Melville ha creato la più efficace metafora del modus vivendi moderno: la caccia alla balena.
Lo si voglia o no, tutti noi ci troviamo a bordo di una baleniera”.

Peter Sloterdijk

Abbiamo preso in prestito le parole del filosofo Peter Sloterdijk per dare un nome e una direzione a questo nuovo festival culturale.
Quali sono le nostre ossessioni, quello che ci sta più a cuore e ci smuove, le nostre paure più profonde?
Quale che sia la nostra risposta, quella è la grande balena bianca a cui ciascuno di noi darà la caccia per tutta la vita, più o meno consapevolmente.

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Lo ha detto il Bardo molto tempo fa e nulla è cambiato.
Forse anzi oggi tutto questo è ancora più vero e il tempo e gli eventi hanno pian piano portato alla luce il bisogno che ciascuno di noi ha di essere “attraversato” da qualcosa che faccia vibrare le proprie corde più nascoste, la necessità di seguire e nutrire i propri sogni e le proprie passioni, di dare un nome e un volto alle proprie paure e di trovare quiete ed equilibrio tra questi due grandi estremi.

Questa caccia senza sosta potrebbe apparire come l’esaltazione dell’individualismo più estremo ma è proprio da questo massimo sforzo e da questa estrema tensione che ciascuno di noi deve uscirne con la consapevolezza che abbiamo, eccome, una responsabilità tanto individuale quanto collettiva nei confronti della Comunità, intesa come spazio all’interno del quale i cittadini pongono in essere atti e comportamenti che abbiano come fine ultimo un miglioramento della condizione sociale e del sentire comune.
Questo spirito di responsabilità è ben riposto nel proverbio greco che recita: “Una società cresce e progredisce quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non potranno sedersi”.

Tema di questa prima edizione sarà La Comunità e le Relazioni.
Attraverso il rafforzamento delle relazioni si realizza una nuova comunità consapevole, in cui i cittadini hanno le competenze, la motivazione e le risorse per intraprendere attività che migliorino la loro condizione di benessere, facendosi testimoni di un diverso mondo possibile. Andremo a riscoprire il fascino e la potenza del Racconto sotto molteplici forme.
Un rammendo delle parole che aiuti tutti nuovamente ad orientarsi nel mare grande delle incertezze.

Comincia dunque la caccia alla grande balena bianca.
E per fare questo Terranuova sarà per quattro giorni porto di attracco di numerose baleniere guidate dai nostri ospiti, il cui compito sarà prenderci per mano e farci sfidare le onde con più forza nel cuore.

Che il mare ci sia amico.

Elisa Erica Sommaruga
Paolo Martini
Direzione Moby Dick Festival

Cos’è Moby Dick Festival

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Copertina di Emmanuel Polanco, dal contest 50 Watt’s Polish Book.
Parole
Suoni
Immagini

I nostri ospiti

Ecco tutti i nomi del Moby Dick Festival

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Ferruccio De Bortoli

Ferruccio De Bortoli (Milano,1953), laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, giornalista professionista dal 1975. Ha iniziato a lavorare come cronista per poi passare alle pagine economiche.

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Direttore del Corriere della Sera dal 1997 al 2003 e dal 2009 al 2015, dal 2003 al 2005 amministratore delegato di RCS Libri e presidente della casa editrice francese Flammarion, dal 2005 al 2009 direttore responsabile del “Sole 24 Ore” e direttore editoriale dello stesso gruppo. Da maggio 2015 De Bortoli è editorialista del quotidiano svizzero Corriere del Ticino, da febbraio 2016 si aggiunge una nuova collaborazione al Corriere della Sera.
E’ anche presidente della “Fondazione Memoriale della Shoah di Milano Onlus”, dell’Associazione Vidas Milano e della casa editrice Longanesi.

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Edoardo Albinati

Edoardo Albinati (Roma 1956), scrittore, traduttore e sceneggiatore italiano.
Da oltre vent’anni lavora come insegnante nel penitenziario di Rebibbia, esperienza narrata nel diario Maggio selvaggio (1999).

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Traduttore di autori inglesi e americani tra cui V.Nabokov e R.L.Stevenson, autore di romanzi, racconti e poesie. Ha scritto anche per il cinema, collaborando con registi come Matteo Garrone e Marco Bellocchio.
Nel 2002 ha lavorato presso l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati in Afghanistan e nel 2004 ha partecipato a una missione dell’UNHCR in Ciad, pubblicando reportage sul Corriere della Sera, The Washington Post e La Repubblica.
Vincitore del Premio Strega 2016 con il romanzo La Scuola Cattolica pubblicato da Rizzoli.
Tra i suoi libri, Orti di guerra (1997), Vita e morte di un ingegnere (2012), Un adulterio (2017).

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Marina Calculli

Marina Calculli è una studiosa di relazioni internazionali e sicurezza del Medio Oriente. Si occupa principalmente di gruppi armati irregolari, in particolare di Hezbollah.

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E’ attualmente lecturer in Middle East Politics presso l’Università di Leiden (Olanda). In passato ha ricoperto incarichi di ricerca e insegnamento presso l’Institute for Middle Eastern Studies-Elliott School of International Affairs (George Washington University, Washington DC) la University of Oxford, l’American University of Beirut e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. In qualità di docente su invito, insegna anche presso l’ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) e l’Università Bocconi di Milano.
Accanto alla sua attività scientifica, collabora con diverse riviste e quotidiani, tra cui il Manifesto e Huffington Post. Ha scritto, assieme a Francesco Strazzari, Terrore Sovrano. Stato e jihad nell’era postliberale (Il Mulino 2017).

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Valerio Bispuri

Valerio Bispuri (Roma, 1971), giornalista e fotoreporter italiano. Collabora con numerose riviste italiane e straniere come l’Espresso, il Venerdi’ di Repubblica, Internazionale.

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Laureato in lettere, un Master in giornalismo, ha poi realizzato reportage in Africa, Asia e Medio Oriente, ma e’ in America Latina che Bispuri vive e lavora da anni.
Per dieci anni si e’ occupato di Encerrados, un complesso progetto fotografico che mostra le condizioni di vita dei “rinchiusi” nelle 74 carceri visitate in America Latina. Grazie a lui e ad Amnesty International il padiglione numero 5 del carcere di Mendoza in Argentina verrà chiuso.
Nel 2013 completa il progetto fotografico Paco durato quattordici anni per denunciare la diffusione e i devastanti effetti di questa nuova droga a basso costo, denominata appunto Paco, presente nelle metropoli sudamericane.
Questo progetto è stato esposto nel 2014 a Istambul dalla Croce Verde Internazionale e nel 2016 al Visa pour l’Image di Perpignan, che già aveva visto l’esposizione nel 2011 di Encerrados.
Questi progetti fotografici a lungo termine, realizzati con approccio socio-antropologico, gli sono valsi numerosi premi internazionali con esposizioni in tutto il mondo, tra i quali il Sony World Photography Awards (2013) e il Poy America Latina (2014).
Recentemente ha intrapreso altri tre progetti a lungo termine.
Il primo dedicato agli istituti penitenziari italiani, diventando il primo fotografo ad aver accesso all’interno di alcune delle carceri italiane più antiche ed affollate (tra cui Poggioreale, Regina Coeli, Ucciardone, San Vittore), il secondo sulle donne vittime della tratta in Argentina e il terzo sulla realtà dei sordi.

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Giampaolo Simi

Giampaolo Simi (Viareggio, 1965). Scrittore, sceneggiatore e giornalista. Si è sempre interessato prevalentemente di narrativa di genere, dal fantastico all’horror, dal giallo al noir.

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Tra gli autori italiani pubblicati in Francia nella Série Noire di Gallimard.
Ha esordito nel 1996 con il romanzo Il buio sotto la candela.
Con il romanzo Cosa resta di noi ha vinto il premio Scerbanenco 2015, il più prestigioso riconoscimento in materia di letteratura gialla.
Collabora con il quotidiano Il Tirreno e La Repubblica, ha lavorato come soggettista e sceneggiatore alla serie televisiva RIS.
Gioca nella Nazionale Italiana Scrittori e suona la chitarra nella band di cover Flying Circus.
Il suo ultimo romanzo è La ragazza sbagliata (Sellerio, 2017).

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Bobo Rondelli

Roberto Rondelli detto Bobo (Livorno, 1963). Cantautore, attore e poeta italiano.
Esordisce nel 1992 cimentandosi in cover band per divenire poi leader degli Ottavo Padiglione (dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno).

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Solista dal 2001, viene pubblicato nello stesso anno Figli Del Nulla, un disco che esprime tutta la personalità cantautorale di Bobo, seguito un anno dopo da Disperati, Intellettuali, Ubriaconi, prodotto da Stefano Bollani.
Per la critica specializzata si tratta di un autentico successo. Moltissimi giornali, fra i quali Il Corriere della Sera e La Repubblica, ne parlano con toni lodevoli ed è così che Bobo Rondelli vince, nel 2002, il Premio Ciampi per il miglior arrangiamento.
Bobo Rondelli lavora anche nel cinema. Per la regista Roberta Torre scrive, insieme a Pacifico alcune musiche del film Sud Side Stori, musical di cui è anche protagonista, che ottiene un distinto riscontro al Festival di Venezia e viene premiato al Festival di Berlino. Ma la prima apparizione del Rondelli sulla pellicola è in Ett Paradis utan biljard (Un paradiso senza biliardo), produzione italo-svedese diretta da Carlo Barsotti, accanto all’amico Paolo Migone. Affianca Alessandro Paci nel film Andata e ritorno, di cui realizza anche la colonna sonora.
Seguirà un lungo periodo di silenzio che terminerà nel 2009, anno della rinascita di Bobo e anno di pubblicazione, per Live Global, del suo nuovo disco. “Per Amor Del Cielo”.
Risale a Maggio 2009 anche il film “L’uomo che aveva picchiato la testa” che il regista Paolo Virzì dedica a Bobo, che ne è anche attore protagonista. L’incontro tra questi due vecchi amici, Virzì e Rondelli, dipinge un affascinante spaccato della loro città natale Livorno.
Sempre per la regia di Paolo Virzì, nel 2010 il cantante compare nel film La prima cosa bella e nel 2016 nel film La pazza gioia.

Nell’ottobre 2011 esce l’album L’ora dell’ormai con la partecipazione del poeta milanese Franco Loi.
Dopo Come i carnevali del 2015, Bobo Rondelli torna con il suo nuovo album Anime storte (2017).

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Vittorio Emanuele Parsi

Vittorio Emanuele Parsi (Torino 1961), politologo ed editorialista italiano. Professore ordinario di Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, direttore di ASERI Milano (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali).

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I suoi campi di ricerca sono: le relazioni transatlantiche, la sicurezza in Medio Oriente, i cambiamenti strutturali del sistema politico internazionale, il rapporto tra democrazia e mercato.
Editorialista de Il Sole 24 Ore e Avvenire, scrive per Panorama.
Fa parte del Gruppo di Riflessione Strategica del Ministero Affari Esteri e della Commissione di Studio sul Fenomeno della Radicalizzazione ed Estremismo Jiadhista presso il Governo Italiano.
Membro dell’Advisory Board di LSE IDEAS (London school of Economics).
Ha giocato come trequarti centro negli Old del Rugby Monza.
Fa parte della Riserva Selezionata della Marina Militare con il grado di Capitano di Fregata.
Ha svolto due turni di servizio presso UNIFIL ONU- Libano (2015 e 2016).
Ha partecipato all’operazione Mare Sicuro 2016 su Nave Bergamini e alla campagna addestrativa 2017 su Nave Vespucci.
Il suo ultimo lavoro è Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale. (Il Mulino, 2018).

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Walter Veltroni

Walter Veltroni (Roma, 1955). Politico. Seguendo le orme della carriera del padre Vittorio, radiocronista EIAR e poi dirigente della RAI, dopo il conseguimento nel 1973 del diploma di istruzione secondaria superiore rilasciato dall‘Istituto di stato per la Cinematografia e la Televisione diviene giornalista professionista, avvicinandosi al mondo del cinema e successivamente matura le prime esperienze politiche.

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La carriera politica di Walter inizia quando si iscrive alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) l’organizzazione giovanile del partito comunista. Ne diventa, solo ventunenne, consigliere comunale a Roma, carica che manterrà fino al 1981. Dall’’87 entra come deputato a piu’ riprese in Parlamento per Pci, Pds, Pd. Dal 1992 al 1996 è direttore dell’Unità. Nel 1996 condivide la leadership dell’Univo con Prodi e, vinte le elezioni, viene nominato vicepresidente del Consiglio e Ministro per i beni culturali. Dal 1998 al 2001 segretario dei DS. Sindaco di Roma dal 2001 al 2008, i risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali gli sono stati riconosciuti in Francia, dove fu insignito della Legion d’Onore. Nel 2007 entra nel Comitato Nazionale del neonato Partito Democratico e dichiara di non volersi alleare in futuro, se eletto alla segreteria, con i partiti della sinistra. Cade quindi il Governo Prodi. Veltroni viene eletto, dopo una consultazione popolare tra gli iscritti, Segretario del PD (2007-2009).

Si è molto impegnato per i sostegni all’Africa, ed è anche autore di alcune opere di narrativa, tra cui Noi (2009), L’inizio del buio (2011), L’isola e le rose (2012), E se noi domani (2013), Quando c’era Berlinguer (2014), tratto dall’omonimo film-documentario per il cinema, Ciao (2015) in cui dialoga idealmente con il padre scomparso prematuramente quando Walter aveva solo un anno, Quando (2017), tutti pubblicati da Rizzoli.
È anche regista di I bambini sanno (2015), in cui racconta il nostro tempo attraverso le voci di trentanove bambini, interrogandoli sulla vita, l’amore, le loro passioni, il rapporto con Dio, sulla crisi, la famiglia e sull’omosessualità.), Milano 2015 (2015), Indizi di felicità (2017) e della serie televisiva Gli occhi cambiano (2016).

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Pierfrancesco Majorino

Pierfrancesco Majorino (Milano, 1973). Politico e scrittore.
Entrato nel Consiglio comunale nel 2006, è attualmente assessore sotto la giunta comunale guidata dal sindaco Giuseppe Sala con delega alle Politiche Sociali e Cultura della salute, lo stesso incarico rivestito per la prima volta nel 2011 sotto la Giunta Pisapia nelle liste del Partito democratico.

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In qualità di Assessore si è reso promotore di diversi provvedimenti quali l’istituzione del Registro delle Unioni civili per le coppie di fatto, del Fondo anticrisi come misura contro il precariato e la povertà, del Registro delle dichiarazioni anticipate di fine vita e l’indizione di un bando per la realizzazione di luoghi di culto a Milano. Quindi ha fondato la Casa dei Diritti con servizi e sportelli per l’assistenza e la tutela delle persone discriminate per etnia o sesso. A dare particolare risalto a Majorino sono stati anche i progetti di sostegno alle famiglie, le politiche a supporto degli anziani e di soggetti a rischio emarginazione ed il Piano Infanzia. Si occupa di immigrazione e di definizione delle politiche per il volontariato.

E’ membro dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico.
Amante della letteratura, è autore di diverse pubblicazioni, Togliendo il dolore dagli occhi (2011), Maledetto amore mio (2014), Milano come Lampedusa? (2015),

Dal 2014 tiene un blog su Huffingtonpost.

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Alessandro Barbero

Alessandro Barbero (Torino, 1959) Storico, scrittore e docente.
Specializzato in Storia militare e del Medioevo.
Laureatosi in Lettere presso l’Università di Torino, perfeziona i suoi studi alla Scuola Normale di Pisa e dal 2004 è ordinario di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale

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Numerosi i saggi pubblicati, tra cui Benedette guerre. Crociate e jihad (Laterza, 2009), Lepanto. La battaglia dei tre imperi (Laterza, 2010), Donne, madonne, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali (Laterza, 2013).
Nel 1996 vince il Premio Strega con Bella vita e guerre altrui di Mr.Payle, gentiluomo (Mondadori, 1995), a cui sono seguiti altri libri di narrativa tra i quali Le Ateniesi (Mondadori, 2015).

Collaboratore di programmi televisivi Rai nonché membro del comitato di redazione della rivista Storica, collabora con la rivista Medioevo, il quotidiano La Stampa, l’inserto Domenica de Il Sole 24 Ore.

Nel 2005 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres.

Il suo ultimo lavoro è Caporetto (Laterza, 2017).

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Antonio Natali

Antonio Natali (Piombino,1951), storico dell’arte. Dal 2006 al 2015 è stato direttore della Galleria degli Uffizi. Nello stesso 2006 ha ottenuta l’idoneità come professore ordinario di Storia dell’arte moderna al Politecnico di Milano. Dal 2000 al 2010 ha insegnato Museologia all’Università di Perugia.

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Nel 2008 inventa la collana di esposizioni, intitolata La città degli Uffizi, allestite in luoghi della Toscana e oltre, in cui vengono esibiti dipinti dei depositi degli Uffizi e legati a quei luoghi medesimi. Studia soprattutto argomenti di scultura e di pittura del Quattrocento e del Cinquecento toscano, con incursioni nel contemporaneo.

Fra i libri pubblicati: La Bibbia in bottega. Le Scritture, l’antico, l’occasione, 1991; La piscina di Betsaida. Movimenti nell’arte fiorentina del Cinquecento, 1995; L’umanesimo di Michelozzo, 1996; Andrea del Sarto. Maestro della ‘maniera moderna’, 1998; Leonardo. Il giardino di delizie, 2002; Rosso Fiorentino. Leggiadra maniera e terribilità di cose stravaganti, 2006; Michelangelo. Agli Uffizi, dentro e fuori. Letture del David e del Tondo Doni, 2014; Il Museo. Pagine da una stagione agli Uffizi, 2016; Firenze 1517. L’Apocalisse e i pittori, 2017.

Fra le mostre curate: L’officina della maniera, Firenze 1996; Leonardo e il mito di Leda, Vinci 2001; La Madonna della gatta di Federico Barocci, Firenze 2003; Jacopo da Empoli, Empoli 2004; Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici, Firenze 2010; Bagliori dorati. Il Gotico Internazionale a Firenze 1375-1440, Firenze 2012; Norma e capriccio. Spagnoli in Italia agli esordi della ‘maniera moderna’, Firenze 2013; Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’, Firenze 2014; Il Cinquecento a Firenze. “maniera moderna” e controriforma, Firenze 2017.

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Mario Perrotta

Mario Perrotta (Lecce 1970), attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore italiano.
Laureatosi con lode a Bologna in filosofia con una tesi dedicata all’estetica di Pirandello, sperimenta il teatro sin da piccolo lavorando con il nonno in una compagnia amatoriale e persegue questa passione fino a dar vita alla Compagnia del Teatro dell’Argine, percorso formativo e artistico ventennale che si conclude nel 2015 con la fondazione della Permàr Associazione Culturale.

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Ciò che distingue Perrotta dal puro teatro di narrazione è l’uso costante di un personaggio a cui affida il racconto, mantenendo un legame forte con la mimesi attoriale, tanto da essere definito un narra-attore. Ne conserva invece l’aspetto formale evidenziato da un rapporto diretto con il pubblico e dal riferire fatti accaduti in precedenza e altrove.

Diversi i progetti intrapresi come Emigranti Express, Progetto Ligabue, Prima Guerra/quattordici diciotto e Milite Ignoto/quindici diciotto.

Premio Ubu (2013) al miglior attore/performer in Un bès-Antonio Ligabue, premio Ubu (2015) al miglior progetto artistico/organizzativo a Progetto Ligabue. Arte marginalità e follia, premio Città del diario (2008) a Pieve Santo Stefano.

A novembre 2016 Mario Perrotta debutta per la prima volta al Piccolo Teatro di Milano tenendo una masterclass di otto giorni agli allievi della scuola del Piccolo.

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Carlo Petrini

Carlo Petrini (Bra, 1949), gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell’associazione Slow Food. Si occupa di enogastronomia dal 1977 e partecipa attivamente alla nascita del Gambero Rosso. Fonda la “Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo”, che diventerà nel luglio 1986 Arcigola, mantenendo forti legami col Gambero Rosso e con la rivista La Gola.

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È ideatore di importanti manifestazioni come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la recente manifestazione Terra Madre che si svolge a Torino in contemporanea al Salone del Gusto. Il 9 dicembre 1989 a Bra viene fondato il Movimento Internazionale Slow Food. Ha collaborato tra le altre testate con l’Unità e La Stampa; dal 2007 è una firma di Repubblica.

È in prima linea in una battaglia contro gli OGM, trovandosi spesso in disaccordo con esponenti del mondo scientifico, favorevoli alla ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati e al loro utilizzo.

Nel 2008 il quotidiano inglese Guardian lo posiziona tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta e nell’agosto della stesso anno è nominato Ashoka fellow. Nel 2016 viene nominato Ambasciatore Speciale della FAO in Europa per Fame Zero.

Carlo Petrini è in Italia uno dei convinti sostenitori di una agricoltura maggiormente “compatibile”, individuando in essa anche una modalità di maggiori rese e combatte quindi lo strapotere dell’industria agro-alimentare.
In contrapposizione a questo assunto vi sono coloro, come il premio Nobel Norman Borlaug, il padre della rivoluzione verde, o l’agronomo Antonio Saltini, che prevedono invece un futuro in cui si assisterà ad un nuovo drammatizzarsi del problema delle carenza di derrate alimentari a causa dell’esaurirsi delle potenzialità delle scoperte e dei mezzi tecnici che hanno consentito in cinque decenni di triplicare le produzioni cerealicole del globo.

E’ di queste settimane il nuovo progetto “Comunità internazionali Laudato si‘” lanciato da Slow Food in collaborazione con la Diocesi di Rieti.

Tra gli scritti più recenti: Un’idea di felicità (con L. Sepulveda, 2014), Biodiversi (con S. Mancuso, 2015) e Vivere per qualcosa (con L. Sepulveda e J. Mujica, 2017).

L’ultima pubblicazione è Slow Food. Storia di un’utopia possibile (Slow Food editore, 2018).

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Edith Steinschreiber Bruck

Edith Steinschreiber Bruck nasce in una numerosa e poverissima famiglia ebrea a Tiszabercel (Tiszakarád), un piccolo villaggio ungherese ai confini dell’Ucraina. Nel 1944 la sua famiglia, compresi i suoi genitori, i suoi due fratelli, e una delle sue sorelle, è deportata ad Auschwitz.

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Edith e la sorella Elizabeth sopravvivono, passando da Auschwitz a Dachau, Christianstadt, e Bergen-Belsen, dove sono liberate dagli Alleati nel 1945. Rimasta così orfana dei genitori a soli 12 anni, Edith torna in Ungheria dove si riunisce al fratello Peter (anch’egli sopravvissuto) e alle altre loro sorelle. Insieme si trasferiscono in Cecoslovacchia. Sposatasi tre volte prima dei 20 anni, si trasferisce prima in Israele e poi riparte con l’intenzione di raggiungere una sorella emigrata in Argentina. Vive viaggiando in diversi Paesi europei, dove fa la ballerina, l’assistente di sartoria, la modella, la cuoca e la direttrice di un salone di bellezza. Poi dal 1954 si stabilisce in Italia dove conosce Montale, Ungaretti, Luzi e stringe amicizia con Primo Levi, che la sollecita a ricordare la Shoah.

Con l’opera Chi ti ama così (1959), Bruck inizia la sua carriera di scrittrice e testimone dell’Olocausto adottando la lingua italiana, una “lingua non mia”, che, secondo l’autrice, le offre quel distacco emotivo che le consente di descrivere le sue esperienze dei campi di concentramento. Dopo i primi racconti di deportati pubblicati negli anni immediatamente successivi alla guerra, Edith Bruck, assieme a Emilio Jani, Piera Sonnino, Ruth Weidenreich Piccagli e Corrado Saralvo, fa parte di quella seconda generazione di testimoni che nel decennio 1959-69 produce in Italia nuovi importanti memoriali dell’Olocausto, prima della grande prolificazione di racconti successiva agli anni ’90. A differenza dei primi testimoni dell’Olocausto, Bruck non limita la sua narrazione agli eventi nel lager, ma racconta la sua infanzia prima della sua deportazione e l’ostilità continua dell’Europa verso i sopravvissuti, anche dopo la guerra.

È solo l’inizio di una vasta produzione letteraria, che non si limita ai temi dell’Olocausto.

A Roma inizia anche un lungo sodalizio sentimentale e artistico con il poeta e regista Nelo Risi (che, tra l’altro, ha tratto il film Andremo in città nel 1966, con Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo, dal romanzo omonimo di lei).

Edith Bruck collabora nel frattempo con alcuni giornali, fra cui Il Tempo, il Corriere della Sera e Il Messaggero, intervenendo in diverse occasioni intorno ai temi dell’identità ebraica e della politica di Israele.

Nel 1971 la sua prima opera teatrale, Sulla Porta, è messa in scena al Piccolo Teatro di Milano e di Roma al Teatro Quirinale di Roma. È tra i fondatori del Teatro della Maddalena di Roma, dove l’opera Mara, Maria, Marianna (di Bruck, Maraini, e Boggio) è presentata nel 1974, seguita l’anno successivo da Per il tuo bene.

Si cimenta anche nella regia, girando il film Improvviso, nel 1979 (storia dell’educazione di un adolescente all’interno di una famiglia cattolica), e più tardi il film per la televisione Un altare per la madre (1986), tratto dall’omonimo romanzo (del 1978) di Ferdinando Camon. Collabora alla sceneggiatura del film Fotografando Patrizia (1984) di Salvatore Samperi e gira qualche documentario di viaggio.

Vive a Roma. Nella sua narrativa, spesso autobiografica, la passione, il dissidio e la perdita diventano causa di improvvise trasformazioni della persona.

Tra i suoi lavori degli ultimi anni: Lettera alla madre (Garzanti, 1988, Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice 1989), Quanta stella c’è nel cielo (Garzanti, 2009, Premio Viareggio 2009, Premio Città di Bari-Costiera del Levante-Pinuccio Tatarella), La rondine sul termosifone (La nave di Teseo, 2017) e Versi vissuti. Poesie (1975-1990) (EUM, 2018).

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In collaborazione con MACMA_RGB_B_02Sguardi sul reale

Andrea Segre

Andrea Segre (Dolo, 1976) regista di film e documentari per il cinema e la televisione, è anche dottore di ricerca in Sociologia della comunicazione.

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Da più di dieci anni presta particolare attenzione al tema delle migrazioni ed è socio fondatore di ZaLab.

A partire dal 2001 si avvicina al documentario d’autore e al movimento dei documentaristi italiani, dal gruppo di Doc.it all’esperienza dell’Apollo11, passando per decine di importanti realtà nazionali ed europee.
Ha sviluppato un percorso registico particolarmente attento al territorio sociale e geografico del Veneto, specialmente nei documentari Pescatori a Chioggia, Marghera Canale Nord e La mal’ombra.

Oltre a numerosi documentari, ha diretto tre lungometraggi, tutti prodotti da Jolefilm: Io sono Li (candidato a quattro David di Donatello, vincitore di decine di premi internazionali, tra cui il Premio Lux del Parlamento europeo, e distribuito in oltre 45 paesi), La prima neve (sezione Orizzonti della 70a Mostra internazionale del cinema di Venezia e vincitore del Festival di Annecy) e L’ordine delle cose (selezione ufficiale della 74a Mostra internazionale del cinema di Venezia).

Il suo ultimo lavoro è “Ibi” del 2017.

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Ezio Mauro

Ezio Mauro (Dronero, 1948), giornalista. Entra nel mondo della carta stampata nel 1972 occupandosi soprattutto del terrorismo nero degli anni di piombo. Nel 1981 passa a La Stampa di cui è inviato speciale e responsabile della politica interna. Dal 1988 lavora per La Repubblica come corrispondente da Mosca.

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Per tre anni racconta la grande trasformazione della perestrojka di Gorbaciov, viaggiando nelle repubbliche dell’Unione Sovietica. Il 26 giugno del 1990 torna a La Stampa assumendo l’incarico prima di condirettore, poi di direttore dal 1992 al 1996. Lo attenderà il biennio di Tangentopoli (1992-’94), forse il periodo più fortunato attraversato dalla carta stampata italiana, finalmente affrancata dalla «tutela» dei potentati politici ed economici che avevano dominato la prima Repubblica, e condizionato l’informazione.

Il 6 maggio 1996 sostituisce il fondatore Eugenio Scalfari alla guida de la Repubblica fino al 15 gennaio 2016.

Tra i suoi ultimi lavori: La felicità della democrazia. Un dialogo, con Gustavo Zagrebelsky (Laterza, 2011), Babel, con Zygmunt Bauman (Laterza, 2015), L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione (Feltrinelli, 2017).

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Fabio Picchi

Fabio Picchi (Firenze 1954), chef italiano. Nel 1979 apre il suo primo ristorante Cibrèo nel cuore della sua città natale a cui seguiranno, negli anni, il Caffè Cibrèo, la trattoria il Cibreino, il Teatro del Sale, fondato con la moglie, l’attrice Maria Cassi ed il Ciblèo, ultimo nato con anima tosco-orientale.

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Sempre nella zona di Sant’Ambrogio, divenuto ormai il suo quartier generale, ha aperto un mercato biologico C.Bio (Cibo Buono Italiano Onesto).
Numerose le apparizioni televisive e le pubblicazioni di libri di ricette, romanzi e saggi sulla cucina come” responsabilità amorosa” che può salvare dalla “disabilità affettiva”.
Il suo ultimo libro è Papale papale. Ricette che salvano l’anima (Giunti, 2016)

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Marco Aime

Marco Aime (Torino, 1956). Antropologo e scrittore. Insegna antropologia culturale presso l’Università di Genova.
Dal 1977 al 1988 ha lavorato presso una grande industria del settore della gomma a Settimo Torinese. In quegli anni ha portato avanti i suoi studi universitari. La passione per l’antropologia nasce dai primi viaggi extraeuropei compiuti in quegli anni.

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Il primo, un trekking tra le montagne dell’Hindukush e del Karakorum (Pakistan) nel 1983 e successivamente, nel 1984 in Mali, viaggio a cui deve la passione per l’Africa e in particolare per il Sahel e le regioni desertiche. Nel 1988 si laurea presso l’Università di Torino con una tesi di antropologia alpina sulle credenze di stregoneria (le “masche”) dei montanari della valle Grana. Subito dopo abbandona la fabbrica e si dedica alla professione di giornalista e fotografo freelance, collaborando con testate come La Stampa, Airone, Atlante, Gulliver, ecc. Nel 1992 vince un dottorato di ricerca in Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’università di Torino, nell’ambito del quale intraprende una ricerca sul terreno tra i Tangba-Taneka del Benin settentrionale. Nel 1999 entra come ricercatore presso l’Università di Genova, dove insegna tuttora come professore associato. Ha condotto ricerche in Africa occidentale (Benin, Mali) e sulle Alpi e ha compiuto numerosi viaggi in paesi di tutto il mondo. Ha vinto il Premio Chatwin e il Premio Albatros con il libro di racconti Taxi Brousse.
Il suo ultimo lavoro è L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa (Bollati Boringhieri, 2018).

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In collaborazione con l’Associazione Culturale
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Sopra le Nuvole

Donatella di Pietrantonio

È nata ad Arsita, in provincia di Teramo. Si è poi trasferita per studio a L’Aquila dove, nel 1986, si è laureata in Odontoiatria nella locale Università. Da lungo tempo risiede a Penne, in provincia di Pescara, ove esercita la professione di dentista pediatrico.

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Ha esordito nel 2011 con il romanzo “Mia madre è un fiume”, ambientato nella terra natale e vincitore della quinta edizione del Premio Letterario Tropea. Nello stesso anno pubblica il racconto “Lo sfregio”.

Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo “Bella mia” dedicato e ambientato a L’Aquila. L’opera, influenzata dalla tragedia del terremoto del 2009 e incentrata sul tema della perdita e dell’elaborazione del lutto, è stata candidata al Premio Strega ed ha vinto il Premio Brancati nel 2014.

Nel 2017 pubblica per Einaudi il suo terzo romanzo “L’Arminuta” anch’esso ambientato in Abruzzo; il titolo è un termine dialettale traducibile in «la ritornata». Il libro approfondisce il tema del rapporto madre-figlio nei suoi lati più anomali e patologici. L’opera si è aggiudicata il Premio Campiello dello stesso anno.

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Franco Cardini

Franco Cardini (Firenze, 1940) è uno storico, saggista e blogger italiano, specializzato nello studio del Medioevo.
Consegue la laurea in Lettere presso l’Università di Firenze nel 1966. Nel 1989 ottiene la cattedra di Storia medievale a Firenze. Attualmente è professore ordinario presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (Sum) e fa parte del Consiglio scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino.

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Direttore di Ricerca nell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e Fellow della Harvard University. Il campo di studi principale di Cardini è quello della storia delle Crociate, affrontato con studi su scritti cristiani e arabo-islamici. Cardini ritiene che le crociate non siano state uno scontro di civiltà o guerra di religione, ma un “pellegrinaggio armato” volto a mettere la Terra Santa sotto il controllo politico di singoli potentati cristiani.

Tutto questo senza che vi fosse la percezione, da una parte come dall’altra, dell’esistenza di due schieramenti nettamente distinti in funzione delle divisioni religiose: cristiani e musulmani si sono combattuti ma si sono anche alleati a seconda delle convenienze contingenti. Dal 1994 al 1996 è stato membro del consiglio d’amministrazione della RAI. È socio di numerose organizzazioni scientifiche italiane e straniere e ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi studi accademici. Collabora frequentemente con il quotidiano Avvenire.

Da gennaio 2012 è entrato a far parte del comitato scientifico della rivista Eurasia. Nel luglio 2015 ha fondato Civitas Dei, un’istituzione culturale preposta alla ricerca ed alla documentazione della storia e dell’archeologia gerosolimitane e dedicata alla valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, religioso e culturale di Gerusalemme. Cardini ne ha assunto la carica di Presidente Onorario.

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Filippo Boni

Filippo Boni (Montevarchi, 1980). Scrittore, giornalista. Attualmente ricopre la carica di vice sindaco di Cavriglia. Dopo il liceo classico, si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Firenze
con una tesi sui massacri nazisti in Toscana ed ha collaborato per anni con il Dipartimento di Studi sullo Stato della Facoltà “Cesare Alfieri”.

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Studioso del Novecento e degli anni di piombo, ha pubblicato svariati saggi sulla Resistenza e sull’età contemporanea.
Caporedattore di Valdarno Channel, corrispondente de “La Nazione”, è anche autore di numerose pubblicazioni sulla storia del territorio.

Gli eroi di Via Fani. I cinque agenti della scorta di Aldo Moro: chi erano e perché vivono ancora (Longanesi, 2018).

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Stefano Boeri

Architetto e urbanista.
Professore Ordinario al Politecnico di Milano e visiting professor in diversi atenei internazionali, dirige il Future City Lab alla Tongji University di Shanghai, un programma di ricerca post-dottorato che approfondisce le trasformazioni delle metropoli planetarie in relazione ai temi della biodiversità e della forestazione urbana.

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E’ stato direttore delle riviste Domus (2004-2007) e Abitare (2007-2011) e autore di numerose pubblicazioni tra cui Il Territorio che Cambia (con A. Lanzani ed E. Marini, Abitare Segesta, 1996), Mutations (Actar, 2000), USE, Uncertain states of Europe (Skira, 2009), L’anticittà (Laterza, 2011), Biomilano. Glossario di idee per una metropoli basata su biodiversità (Corraini, 2011), Fare di più con meno (Il Saggiatore, 2012), A Vertical Forest. Instructions booklet for the prototype of a forest city (Corraini, 2015) e La città scritta (Quodlibet Edizioni, 2016). Assessore alla Cultura del Comune di Milano dal 2011 al 2013, ha svolto il ruolo di curatore in numerose biennali ed esposizioni internazionali di architettura e design tra cui SUSAS 2017, il più importante evento di urbanistica, architettura e arte pubblica di Shanghai.
Da febbraio 2018 è Presidente della Fondazione La Triennale di Milano.

Stefano Boeri Architetti, con sede a Milano e uffici a Shanghai e Tirana, spazia dalla progettazione di visioni urbane e architetture al design di interni.
Lo studio è attualmente impegnato in progetti internazionali di forestazione urbana come il Piano Regolatore Tirana 2030, i Boschi Verticali di Milano (realizzato nel 2014) Parigi, Losanna, Utrecht, Eindhoven e Nanchino e la Città Foresta in Cina.

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Giulio Picchi

Artista autodidatta, l’opera di Picchi fa parte di collezioni private d’arte in diverse parti del mondo.
Pubblica da anni i suoi lavori grafici nell’Ambasciata Teatrale, rivista mensile del Teatro del Sale.

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Dallo scorso anno, anche le sue ‘Città volanti’ hanno cominciato a viaggiare: a settembre del 2014, è stato invitato, su segnalazione del grande clown svizzero Dimitri e di sua moglie Gunda, da una galleria Svizzera, la Kunst-und KulturZentrum Littau-Luzern, a partecipare ad una mostra a cura di Micaela Grunder.
E’ stato chiamato dallo scrittore Giorgio Van Straten, attuale Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York, per disegnare le quattro copertine del 2015 della rivista ‘Nuovi Argomenti’ edita da Mondadori.

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Simone Perotti

Simone Perotti, scrittore e marinaio. Scrive romanzi e saggi. Ha pubblicato: Zenzero e Nuvole (Theoria 1995, Bompiani, 2004); Stojan Decu, l’altro uomo, (Bompiani 2005); Vele (White Star, 2008); L’Estate del Disincanto (Bompiani, 2007); Uomini Senza Vento (Garzanti 2010); L’Equilibrio della farfalla (Garzanti 2012); Un uomo temporaneo (Frassinelli 2016); Rais (Frassinelli 2017); Atlante delle isole del Mediterraneo (Bompiani 2017. In uscita in Germania, a settembre, per l’editore Klaus Wagenbach).

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E poi i saggi, dal long seller Adesso Basta (Chiarelettere 2009, 20 edizioni), ad Avanti tutta (Chiarelettere 2011) e Ufficio di scollocamento (Chiarelettere 2012), tutti sul tema del cambiamento e della critica al nostro attuale sistema di vita. Infine, Dove sono gli Uomini (Chiarelettere 2013) libro-inchiesta sul disagio contemporaneo delle donne.
Con i suoi libri ha vinto vari premi, tra cui: Premio letterario Cala di Volpe; Premio Sanremo per il libro di Mare; Premio Montale Fuori di Casa; Premio Letterario Costa Smeralda.

Ha scritto e condotto su RAI 5 il programma tv Un’altra Vita.
Dal 2014 è in mare per 5 anni per tutto il Mediterraneo (www.progettomediterranea.com). Ha un blog personale, www.simoneperotti.com, e uno sul Fatto Quotidiano. Collabora con riviste e giornali.
Per Salani uscirà a febbraio 2019 un romanzo di mare per ragazzi.

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Leonardo

Leonardo Nascimento de Araujo, meglio noto solo come Leonardo (Niterói, 1969), è un dirigente sportivo,allenatore di calcio ed ex calciatore brasiliano, con passaporto italiano, di ruolo centrocampista o attaccante. Campione del mondo con la Nazionale brasiliana nel 1994.

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Nella sua carriera di calciatore ha vestito le maglie di Flamengo, San Paolo, Valencia, Kashima Antlers, Paris Saint-Germain e Milan. Ha ricoperto il ruolo di allenatore nel Milan e nell’Inter e di direttore sportivo nel Paris Saint-Germain.

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Antonio Gnoli

Antonio Gnoli scrive per “Repubblica” di cui è stato caporedattore delle pagine culturali. Si è occupato di Chatwin, Rilke, Junger, Kojève. Ha lavorato a lungo con Franco Volpi, con cui ha scritto, tra l’altro, L’ultimo sciamano. Conversazioni su Heidegger (2006). Il suo ultimo libro, con Francesco De Gregori, è Passo d’uomo (2016).

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Piero Sardo

Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

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Marco Noferi

Scrittore e Contadino è uno dei fondatori di Paterna, la cooperativa agricola che da 30 anni produce vino, olio e ortaggi in Valdarno.

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Giuliano Malatesta

Nato a Roma (1972), laureato in sociologia, giornalista. Ha lavorato alla’Ansa, la Cbs, Il Messaggero. Scrive per diversi quotidiani e settimanali. Autore di Blues Highway. Da Chicago a New Orleans. Viaggio alle origini della musica americana (Arcana 2015)

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Roberto Abbiati

Nato a Seregno, in via Umberto I. Nella sua carriera ha fatto il mimo, il clown e il porcellino, ha suonato la cornamusa e fondato compagnie teatrali e gruppi musicali, ha lavorato per la televisione ceca senza parlare una parola di ceco, fonda con un gruppo di disabili la compagnia “Yorik Spettacoli” per fare spettacoli, e li fa, recita in due film di Carlo Mazzacurati.

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Nel 2001 debutta al Festival di Sucre in Bolivia con lo spettacolo “Riccardo l’Infermo, il mio regno per un pappagallo”, scritto con l’amico Francesco Niccolini.
Trova una storia straordinaria come quella della prima giraffa di Francia, e ne fa uno spettacolo, Il viaggio di Girafe, che porta tutt’ora in giro in Italia e all’estero (Marsiglia, Tolone, Edimburgo e al Dublin Theater Festival).
“Pasticceri, io e mio fratello Roberto” con Leonardo Capuano debutta al festival Inequilibrio di Castiglioncello fa un sacco di repliche in un sacco di festival ed è molto recensito.
Dalla passione per “Moby Dick” nasce lo spettacolo veramente originale, non per altro, ma semplicemente perché dura 15 minuti ed è per 15 spettatori, dal titolo “Una tazza di mare in tempesta” e con questo lavoro vince il premio Fiesole per le arti.
Abbiati fa il teatro anche a Salvador de Bahia, nel senso che lo ha costruito, in uno dei quartieri più violenti della città, dove lavora con i ragazzi.

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Autori del Territorio

Luca Canonici – Carlo Braschi – Francesca Giovannozzi
Oscar Pianigiani – Fulvio Bernacchioni – Antonio Losi
Staff Varchi Comics (Francesco Benucci, Daniele Mafucci, Elisabetta Simonti) – Simona Mannini – Andrea Boldi

In collaborazione con Settore 8 Editoria

SHOOT | workshop di SCATTO con
Valerio Bispuri

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::Presentazione:::
SHOOT, un’occasione unica. Tre giorni di full immersion con Valerio Bispuri, pluripremiato fotoreporter italiano. Un weekend a stretto contatto con la vita di Valerio e con il suo lavoro.
Il primo giorno di workshop sarà dedicato a una riflessione teorica sulla scelta della storia e su come affrontare il racconto che si vuole intraprendere, approfondendone l’aspetto emotivo, con l’idea che una grande fotografia non è mai casuale ma sempre frutto di un percorso interno, di una propria immagine interiore.
Il secondo giorno sarà caratterizzato dall’attività sul campo. Immerso in una location urbana il partecipante avrà la possibilità di costruire una storia fotografica con il sostegno di Valerio.
Il terzo giorno verranno infine analizzati i lavori dei partecipanti realizzati in questa occasione, per comprendere quali sono gli aspetti su cui lavorare e migliorare.

:::Programma:::
1° giorno 3h di lezione
Introduzione del workshop. Cenni sulla costruzione della storia. Preparazione della giornata di scatto. Come avvicinarsi alla storia. Come affrontare gli ostacoli temporali e logistici. Analisi della luce e della composizione dell’immagine. Postura e movimenti davanti alla scena. Analisi di alcuni scatti dei partecipanti.

2° giorno 8h di lezione

Giornata di full immersion di scatto. Ogni partecipante dovrà realizzare individualmente una storia fotografica con il sostegno di Valerio che sarà pronto ad intervenire in caso di dubbi o difficoltà.

3° giorno 8h di lezione

Analisi critica e dettagliata dei lavori realizzati il giorno precedente.

:::Requisiti:::
Il workshop è indirizzato agli appassionati di fotografia di reportage e intende approfondire il concetto di progettazione, realizzazione ed editing.

:::Attrezzatura necessaria:::
Fotocamera reflex digitale
Batterie e schede di memoria di riserva
Valerio consiglia un’ottica fissa a scelta tra i 24 e i 35 mm e sconsiglia gli zoom.

:::Per iscrizioni al Workshop:::

Iban IT 92 N 07601 14100 000014142525
intestato a: Comune di Terranuova Bracc.ni – Servizio di Tesoreria.
Causale: Iscrizione Workshop Valerio Bispuri – Moby Dick Festival
Quota d’iscrizione: 300,00 Euro

Il corso accetterà un massimo di 10 partecipanti e le iscrizioni saranno accettate solo previo pagamento della quota e in ordine di arrivo.

Street Food Village

Piazza Della Repubblica Terranuova Bracciolini 4/5/6 Maggio 1018 ore 10,00 – 23,00

Il Comune di Terranuova B.ni promuove da tempo un progetto di valorizzazione del Cibo di Strada allo scopo di accoglie sul suo territorio il più importante produttore di Truck per la somministrazione mobile nell’ambito della tradizione del cibo di strada conosciuta come Street Food. L’azienda Street Foody costruisce mezzi da 30 anni ed è protagonista con l’amministrazione di un progetto di innovazione sulla possibilità di regolarizzare la presenza di questi mezzi sui territori comunali.

Il Moby Dick Street Food Village rappresenta la cultura alimentare della quotidianità e del territorio. Il Villaggio sarà composto dai seguenti truck:

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Panino Tondo

Nasce nel 2011 con la voglia di dimostrare che è possibile lavorare in maniera etica, corretta, consapevole e sana per fare i migliori panini con la carne migliore e locale.

masterchips

Masterchips

Specializzata in patatine fritte. Promuove la tradizione delle patate fritte che caratterizza la Cultura delle Comunità dei Paesi Bassi, riconosciute dalla UE come IGP.

stickhouse

Stickhouse

una piccola macchina permette di produrre un gelato su stecco artigianale, preparato giornalmente e con ingredienti genuini. Una grande tradizione viene così rinnovata grazie alla tecnologia e alla creatività italiana e nel 2009 nasce un originale progetto.

pastastation

Pastastation

Mettiamo le ruote alla nostra conoscenza enogastronomica per offrire a tutti gli amanti dello street food un’esperienza di gusto unica: il piatto di pasta all’italiana da gustare in strada.

Autostrada A1, uscita Valdarno. Usciti dal casello proseguire in direzione Terranuova Bracciolini (sulla destra) e continuare seguendo le indicazioni fino all’ingresso della città (3 chilometri circa).

Potete scendere alla stazione ferroviaria di Montevarchi-Terranuova, uscendo dall’ingresso principale. Qui potete prende un taxi per Terranuova Bracciolini (circa 5 minuti di taxi) oppure dirigervi alla stazione dei bus – attigua a quella ferroviaria – e prendere il primo pullman di linea per Terranuova.